Domenica 7 aprile – II di Pasqua

Quanto è bella, in questa domenica, l’immagine di Gesù Risorto che incontra i discepoli rinchiusi nel cenacolo. Bellissima perché sembra la risposta a ciò di cui questo mondo oggi ha bisogno (e ognuno noi con lui in realtà): Pace e Misericordia. Solo a pronunciarle queste due parole fanno bene al cuore e suonano dolci al palato, allungano il respiro e acquietano i pensieri e l’animo. “Pace a voi” è il saluto di Gesù Risorto ai discepoli, rinchiusi dalla paura e oppressi dai sensi di colpa, e come saluto è un raggio di luce che tocca quei cuori impauriti e ormai prossimi a rassegnarsi e a fare della loro fragilità l’epilogo ultimo di tutta l’esperienza con Gesù. “Pace a voi” risuona come riconciliazione, come perdono, come Amore che risana e ridona coraggio come per Tommaso, incredulo che ha avuto la possibilità di diventare credente. E da perdonati e amati, il Risorto infonde nei discepoli lo Spirito Santo e li invia a perdonare, ad essere strumenti di misericordia per chiunque necessita di ritrovare pace, di ritrovare sé stesso, di ritrovare una direzione dopo un tempo di buio e fatica. Li invia affinché diventino strumenti per gli altri, della stessa esperienza di salvezza che hanno vissuto loro.
Oggi è la domenica della Misericordia: possiamo comprendere quanto preziosa è la Misericordia solo se ci accorgiamo di quanto ne abbiamo bisogno. Non servono predicazioni moraliste, basta uno sguardo onesto che sappia cogliere come in ognuno, anche in me, non c’è perfezione ma, in quelle incrinature del carattere o della mia indole, si nasconde il tranello del male che fa male. È nella consapevolezza del male che cogliamo la forza del dono della Misericordia che risana, ridona luce, riconsegna dignità.
Oltre al saluto riconciliatore di Gesù e alla Misericordia donata come “arma” di riconciliazione, da contemplare oggi, c’è un altro aspetto che mi piace ed è raccontato dalla prima lettura: nelle prime comunità cristiane c’era talmente tanto entusiasmo attorno alla predicazione dei discepoli sulla vicenda di Gesù e l’identità di un Dio Amore da Lui manifestato, che molti si convertono e cambiano il loro stile di vita, radicalmente: condivisione, entusiasmo, giustizia sono solo alcuni elementi che il racconto degli Atti degli Apostoli oggi mette in risalto. Eppure erano perseguitati, derisi, erano minoranza. Ma ciò che li univa non era l’ansia dei numeri e neppure il dover dimostrare qualcosa a qualcuno, non era una tradizione e neppure una struttura nella quale riconoscersi: li univa la spontaneità del condividere una esperienza di incontro con Gesù che cambia la vita e le priorità. Cambia l’entusiasmo di voler costruire un mondo diverso, anche solo se in piccolo, dove la legge unica è dettata dall’Amore per il prossimo e l’attenzione per il fratello o sorella che sono volto di Gesù. Non pensavano di cambiare il mondo, avevano iniziato cambiando sé stessi e i criteri delle proprie scelte quotidiane. Hanno iniziato mettendosi in discussione e ripartendo dalla Fiducia in una predicazione fatta non solo di parole ma anche di stile di Vita e di Luce negli occhi. Non saranno mancate le difficoltà, ma come in tante situazioni dove si inizia qualcosa spinti da un entusiasmo nuovo, emergono più chiare e affascinanti le qualità e i punti di forza rispetto alla fatica o alle difficoltà. Probabilmente in questi anni di profondo cambiamento storico al quale dobbiamo fare fronte anche come comunità cristiane, serve rimettere al centro proprio l’esperienza di Gesù e condividere l’entusiasmo più che farci prosciugare dal gestire e tenere in piedi quello che “c’è sempre stato”. Il protagonismo di chiunque voglia esserci e la bellezza della condivisione, danno un tono colorato e affascinante al racconto degli Atti degli Apostoli, e questi elementi dovremmo chiederci oggi come possiamo ritrovarli e riviverli. Nel tempo delle solitudini e dei profondi individualismi, nel tempo della sfiducia verso le istituzioni e il prossimo, il cuore di ogni uomo cerca un segno di speranza che spezzi la sfiducia e lo sconforto. Proprio l’esperienza dell’essere Comunità Cristiana può essere questo segno, e possiamo riproporla noi attraverso il nostro stesso vissuto, rimettendo al centro gli elementi giusti: condivisione ed entusiasmo!
È un cammino di consapevolezza, cambiamento e coraggio, ma proprio per questo Gesù Risorto scardina le porte delle nostre paure per entrare in noi ed esclamare “Pace a voi”: se vuoi è finito il tempo della paura; se vuoi è finito il tempo dell’incertezza; se vuoi è finito il tempo della colpa; se vuoi.. c’è un cammino di Pace anche per te e per noi, comunità cristiane di quest’epoca di stravolgimenti!

At 4,32-35   Sal 117   1Gv 5,1-6   Gv 20,19-31

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