Rileggendo ancora una volta questo brano oggi mi incuriosisce un particolare: l’attenzione dell’evangelista Luca verso la distanza tra Gerusalemme ed Èmmaus, circa 11 km. Non sono tanti e non sono pochi. È lo spazio, ma anche il tempo, per una conversione, per una rivelazione, per un incontro. Mi è capitato di fare del trekking di più giorni. E mi è capitato di partire con delle aspettative e della diffidenza che impedivano ai miei occhi di riconoscere Gesù in colui che mi camminava a fianco. Ma poi la relazione, la fatica condivisa, l’ascolto reciproco, le risate, un paesaggio particolare, un passaggio difficile… tutto, lentamente, nel corso di 11 km, si scompone e ricompone permettendomi di riconoscere quello che è sempre stato sotto i miei occhi: la preziosità della vita, la speranza che dopo una morte ci sia sempre una rinascita, la necessità di mettersi in cammino e la bellezza dell’incontro con l’altro!
Lc 24,13-35

Che scrittore è s. Luca! Insieme con la parabola del padre misericordioso questo episodio di Emmaus è uno dei vertici poetici del Nuovo Testamento. Tutto è poesia: il cammino, il Viandante sconosciuto che si aggiunge, le sue spiegazioni delle Scritture, quell’invito “resta con noi, signore, la sera” che ha commosso i secoli, la scomparsa del Risorto e il suo riconoscimento nello spezzare il pane celebrando di fatto la prima messa, e l’immediata decisione dei due di tornare a Gerusalemme! Uno dei vertici di bellezza nei quali l’ispirazione divina si avvale delle qualità artistiche dell’autore sacro.