Mercoledì 13 marzo

Nella semplicità delle parole: ‘Il Padre ama il Figlio’ colgo una profonda e gioiosa rivelazione: Dio è Padre, cioè è relazione d’ amore con il Figlio, Gesù. C’è un’identità fra Padre e Figlio, pari dignità e grandezza: l’agire del Figlio corrisponde a quello del Padre, così come il suo volere, il suo capire, il suo amare. Silvano Fausti suggerisce che l’amore Padre-Figlio sia lo ‘Spirito Santo’, ossia la Vita (Spirito) di Dio (Santo): è il mistero di un Dio Trinità, di un Dio relazione d’amore che pervade tutta la realtà, tutta la Creazione. Ogni uomo/donna, a immagine di Dio, incarna questa relazione. E questa tensione di un Io che si rapporta con un ‘Tu’ (che sia Dio, gli altri o tutte le creature) credo possa essere la chiave di senso e di realizzazione della nostra esistenza!

Gv 5, 17-30

Un commento

  1. Nel Vangelo di oggi (Giov. 5, 21-22, e poi 27-28) leggiamo: “Come il Padre resuscita i morti, così anche il Figlio rende la vita a quelli che vuole. Infatti il Padre non giudica nessuno, ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio… il Padre ha dato al Figlio il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo”.
    Ma prima, nello stesso Vangelo (3, 17) ” Dio non ha mandato il Figlio suo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvo per mezzo di lui”, e poi ancora (12, 47): “E se uno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo giudico, perché non sono venuto per giudicare il mondo, ma per salvarlo”.
    Come si concilia il primo passo con gli altri due? Bel problema. Abbozzo qualche tentativo di spiegazione. Che Dio, com’è detto nel secondo passo, abbia mandato il Figlio per salvare il mondo è cosa fuori di ogni dubbio; quindi, si potrebbe dedurre, Gesù non è venuto per giudicare il mondo così come lo ha trovato, e poi, in base al giudizio, condannarlo. Quanto all’ultimo passo (12, 47) Gesù dice che non sarà lui a giudicare chi non osserva la sua parola, ma, continua (12, 48), sarà la parola stessa a giudicarlo: chi si comporterà così, cioè avrà disprezzato e non accolto la parola, avrà fatto tutto da solo, e il giudizio di condanna sarà la naturale conseguenza.
    In conclusione: il Padre ha mandato il Figlio per salvare il mondo, e il Figlio farà il possibile, fino alla croce, per salvare non solo il mondo, diciamo globalmente, ma per salvare ogni singolo essere umano; al Figlio peraltro il Padre ha rimesso ogni giudizio; chi alla fine sarà condannato, lo sarà per sua scelta.

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