Domenica 10 marzo – 4° di quaresima

Ci sono momenti nella vita in cui ti guardi allo specchio e non ti riconosci più! Una malattia diagnosticata, un momento di profonda crisi affettiva o lavorativa, un passaggio difficile che ti fa sentire diverso da ciò che pensavi o vorresti. Baratri che ti si aprono davanti, mentre cerchi di riconoscere i tratti di quel te stesso che per tanto tempo hai coltivato e in cui hai creduto. Mentre vivi questi momenti, solitamente ci sono due scelte che puoi fare: avvilirti e abbandonarti ai pensieri e alle previsioni più tetre, oppure reagire con determinazione, iniziando a muovere qualcosa affinché qualcosa davvero cambi. La differenza la fa l’attaccamento alla vita, la fiducia che comunque un futuro è possibile. In una parola, la differenza la fa la Speranza! Ed emanano proprio un buon Profumo di Speranza le letture di questa quarta domenica di Quaresima. Sia nella prima lettura che nella seconda e nel dialogo tra Gesù e Nicodemo, si parla del buio della lontananza da Dio, che viene guarito dalla Sua chiamata ad accogliere la Salvezza che il Suo Amore immenso ci dona. 

Non ci viene detto che non ci saranno questi momenti di sconforto, di crisi o di smarrimento. Siamo fatti così noi uomini e donne creati meravigliosi su questa terra: siamo meravigliosi ma difettosi, imperfetti ma nel DNA spettacolari perché “immagine e somiglianza di Dio”. Questo ci dà la possibilità di anticipare una Verità che la Pasqua ci ricorderà, ovvero che il male che fa male c’è e l’onnipotenza di Dio non consiste nel proteggerci dal farne esperienza, ma dall’aiutarci a superarlo per approdare ad un Amore che sa darsi anche quando noi non ce lo aspettiamo. L’onnipotenza di Dio è Onnipotenza d’Amore, pieno, gratuito e misericordioso verso tutti, sempre. Gesù amerà anche mentre viene abbandonato dai dodici, tradito da Giuda e umiliato e torturato dai soldati (benedetti dai religiosi del tempo). Amerà anche in quelle tremende ore e questo Amore gli permetterà di non sottrarsi a quello scempio per arrivare poi a spalancarci le porte della Nuova Vita. Questa è la Speranza cristiana a cui non possiamo rinunciare. L’Amore è l’unica porta della Vita, è lo strumento di Onnipotenza di Dio, è la strada che può far scaturire nuove vie di riscatto anche alle azioni più tremende del male.  Questo dice San Paolo nella seconda lettura e questo dice Gesù a Nicodemo, ricordando che il Figlio dell’uomo sarà elevato al cielo, come il serpente che usò Mosè sopra il suo bastone, affinché facesse da antidoto nella moria del suo popolo. Così è Gesù appeso alla Croce: è icona di Amore, della nostra Salvezza, non solo dopo la nostra morte, ma anche e soprattutto finché siamo vivi e cavalchiamo le occasioni che ogni santo giorno ci dona.

Serve però fare come il Popolo di Israele nella prima lettura. L’esilio è duro, è sconfitta, è lontananza dalla propria terra, dalle proprie origini, dalla propria storia. L’esilio è lontananza da sé stessi, assenza di prospettive e senso di impotenza. Come fare? Il Re Ciro, nella prima lettura, convoca il Popolo di Dio affinché si unisca a lui per ridare vita al Tempio, che significa tornare con il cuore unito al vero Dio di Israele. Il Re non fa altro che ridare volto ad un sogno, chiede di smuoversi dalla comfort zone dei nostri sterili piagnistei, per ritrovare la forza di reagire e credere che, ogni storia che si risolleva, è storia che testimonia che, con il Signore nel cuore, si può trovare una via di uscita, di senso, di gioia. Tornare al Signore significa tornare all’origine del mio essere e del mio essere così. Mentre mi guardo estraneo a me stesso, il Dio che ha plasmato le mie viscere, mi aiuta a ridare luce al mio sguardo e vigore alle mie scelte. Tragico il Salmo 136 che preghiamo in questa quarta domenica di quaresima. È salmo di disperazione, di sofferenza, di cuori spezzati per la lontananza da casa, ma soprattutto per la lontananza dalla Casa del proprio cuore che è Dio. Ogni volta che lo prego, penso a coloro che sono dovuti scappare dalle loro terre e vivono lontani dalle proprie culture, dalla propria famiglia, dalle proprie origini, dal clima e dai panorami che hanno nutrito la loro infanzia. Ma penso anche a chi non ritrova più casa nella propria casa, non trova più un cuore per essere casa. Vite inquiete e ferite davanti alle quali Dio apre ad una nuova prospettiva: tendere la nostra mano verso la Sua Salvezza, reagendo e non lasciandoci seppellire dalle paure o dal dolore. Il buio è pesante e tetro, ma possiamo farci conquistare dal soave profumo della Sua Speranza che ci porta alla gioia della rinascita. A questo serve la Quaresima: ad aiutarci a crescere nella consapevolezza che possiamo reagire, possiamo sempre rinascere!

2Cr 36,14-16.19-23   Sal 136   Ef 2,4-10   Gv 3,14-21

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