Domenica 3 marzo – 3° di quaresima

Quante volte è successo, nel bel mezzo di una chiacchierata, di prendere il telefono per attivare il motore di ricerca, perché qualcosa di cui si sta discutendo non lo si conosce? Basta scrivere il nome o l’argomento e Google (o chi per lui) dà le risposte desiderate. Così possiamo vedere posti lontanissimi, che non visiteremo mai, possiamo conoscere la vita delle persone famose, possiamo cercare i volti di coloro di cui sappiamo solo il nome, possiamo tante cose, perché la Rete ci ha permesso questo. L’intelligenza artificiale poi sta facendo il resto. Dal comodo divano di casa nostra possiamo toccare il mondo ed illuderci di sapere e conoscere!
Ma è una pura illusione: la nostra vita non è solo testa e conoscenza razionale. Non posso dire di conoscere la foresta perché ho visto i documentari oppure, navigando in internet, ne ho letto e visto tutto il possibile. La foresta è profumi, suoni, clima e sensazioni che vivi mentre ci sei immerso dentro. Non posso dire di sapere cosa significa l’amore perché ho visto una miriade di film romantici: innamorarsi è sentimento, vibrazioni, desiderio, coinvolgimento e mille altre cose ancora. Mi fermo, anche se di esempi ce ne sarebbero all’infinito. Un conto è guardare e un conto è fare esperienza, approfondire coinvolgendosi, calarsi dentro ad una situazione.
Le letture di oggi sono proprio l’invito a vivere la fede come esperienza e non una conoscenza razionale. Bellissimo Gesù che si arrabbia nel tempio, perché ci mostra ancora una volta come per Lui sia più importante la relazione della fredda pratica religiosa, la quale rischia di diventare una compravendita: io ti do preghiere e fedeltà alla messa e tu Dio mi dai salute e felicità! Al tempio fisico, immagine delle nostre pratiche esteriori, Gesù contrappone la relazione di Amore che lo porterà a morire per scardinare le tenebre della morte e liberarci dal buio. Gesù ci chiede di metterci cuore: la fede è esperienza di cuore, relazione d’amore, è momenti di grande trasporto come momenti di incomprensione. Non è obbedienza cieca e impaurita, ma ricerca libera. La prima lettura è chiara in questo: il popolo sognava libertà mentre era schiavo, eppure quando si tratta di guadagnarsela, il popolo diventa ribelle e scontroso. I “No” dei dieci comandamenti sono i “No” al male che fa male ma chiedono parimenti un Si alla Vita che fa rinascere. Essi diventano un’esigenza di fronte ad un popolo che non sa gestire la propria libertà, ma possiamo comprenderne l’importanza solo se li leggiamo con gli occhi dell’esperienza. Pensiamoci: non desiderare la donna d’altri non è forse il comandamento che ci insegna che la donna non è possesso, non è oggetto, ma è creatura magnifica di Dio con una dignità pari all’uomo, con idee pari all’uomo, sullo stesso livello dell’uomo? In un tempo dove era oggetto di scambio, compravendita di potere, il nono comandamento ridona alla donna la Sua identità e rimette l’uomo al suo posto. Eppure, in una settimana dove l’ennesimo femminicidio ha macchiato la nostra terra, quanto siamo lontani da questa consapevolezza? Sappiamo “di testa” ma non “di cuore”. Così potremmo leggere il secondo comandamento “non nominare il nome di Dio invano” non solo come non bestemmiare, ma non permettere che qualcuno, soprattutto se siede nei luoghi del potere, usi Dio per i propri interessi, che diventano poi armi che si ripercuotono anche contro di te. Come testimoni che il nome di Dio è Amore, abbiamo capito l’importanza di questo comandamento quando in suo nome sono scoppiate guerre o sono state portate avanti campagne di non attenzione e aiuto al prossimo. E così tutti i comandamenti come tutta la Scrittura, se letta con l’esperienza, assume un volto diverso e diventa faro per la nostra vita.
La fede d’altronde è esperienza, non solo conoscenza. Esperienza di Amore, di sbagli perdonati, di sguardi che valorizzano, di rinascite possibili. Ieri come oggi Gesù ci chiede di vivere il Vangelo, non di impararlo; di vivere la misericordia, non di chiuderci nella vergogna; di stare dentro alla Sua Parola, non di sentirla alla domenica (sperando duri poco l’omelia). Siamo chiamati a rileggere la Parola, entrandoci dentro, approfondendo come approfondiamo tutto ciò che ci appassiona, che ci regala sprazzi di Vita e Gioia. Rileggere la Sua presenza con gli occhi della esperienza e non con quelli del dovere o dell’abitudine.
Fare esperienza è la parola d’ordine che dà senso a questa terza tappa Quaresimale, e ci chiede di lasciare il senso di dovere, per abbracciare lo stile di chi approfondisce per rendere Vita ciò che crede e diventarne credibile e autentico testimone.

Es 20,1-17   Sal 18   1Cor 1,22-25   Gv 2,13-25

Un commento

  1. Sono completamente, d’ accordo solo l’ esperienza , in qualsiasi situazione , ci permette di comprendere con il cuore le situazioni della vita.

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