Sabato 2 marzo

Eccoci di nuovo di fronte alla parabola del Figliol prodigo, o, come si preferisce giustamente dire oggi, del Padre misericordioso. Tre i protagonisti: il padre, il figlio minore, l’altro figlio. E su tutto, appunto, la misericordia del padre. Completano il quadro i versetti del Salmo 102. Stona invece l’atteggiamento indignato del figlio maggiore – che il padre esce a supplicare – che non riesce a capire neppure dopo le sue parole accorate. Quante volte, magari senza accorgercene o senza volerlo, abbiamo ripetuto la parte di questo figlio maggiore, ubbidiente, lavoratore, fedele, ma che non sa cosa sia la misericordia!

Sal 102; Lc 15, 1-3. 11-32

Un commento

  1. Sulla parabola detta tradizionalmente “del figliol prodigo” sono stati versati nel tempo fiumi d’ inchiostro. Tra l’altro si è osservato quale fine scrittore si riveli qui (e altrove) san Luca. Giustamente, come rileva il Commento, in tempi recenti si è venuta rivolgendo piuttosto l’attenzione alla misericordia del padre, cui contrasta la chiusura del figlio maggiore.
    Di recente tuttavia mi è venuta alla mente un’altra cosa, che invero nella mia ormai lunga vita non mi è mai capitato di leggere, o di sentire in alcuna omelia. Ed è questa. Teniamo ben ferma la misericordia del padre e la sua commovente accoglienza del figlio: questo però ormai la sua parte di eredità non l’ha più; c’è da augurarsi che il.padre viva ancora a lungo, almeno per il tempo necessario a “convertire” il figlio maggiore; in caso contrario, mah… Fuori di parabola: il Padre è misericordioso, perdona chi “ritorna”, cioè si pente, ma, ci insegnavano un tempo, del peccato resta comunque la pena (qui il non esserci più l’eredità), da scontare in Purgatorio: del quale si sa poco, ma da quel poco emerge che non è né una passeggiata né un luogo di villeggiatura. Quindi, in ogni caso, prima di peccare, è opportuno pensarci bene.

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