Giovedì 29 febbraio

Un cuore integro e buono che svolge il suo compito e porta vita a tutto il nostro essere: è necessario per la nostra esistenza quotidiana ma anche per la crescita della nostra interiorità. Ciò che garantisce la vita al nostro essere interiore è l’ascolto della Parola e la sua custodia in noi, perché si compia quel reciproco dimorare che è il desiderio più grande di Dio.
È questo ascolto della Parola che richiama il nostro cuore dalla distrazione, perché impari a guardare oltre la propria porta, là dove sono fermi i fratelli che ci chiedono qualche briciola del nostro superfluo. Se ci lasciamo nutrire dall’amore, la nostra vita sarà come un albero che cresce lungo corsi d’acqua, capace di portare frutto con la nostra perseveranza. E allora il cuore sarà pieno di gioia, la gioia di Dio e della condivisione.

Ger 17,5-10; Lc 16,19-31

Un commento

  1. Vorrei solo precisare due cose. La prima è solo una piccola curiosità. “Epulone” non è il nome proprio del ricco, ma è un termine di origine latina (epulae vuol dire “banchetto”) che indica una persona che con frequenza banchetta nell’abbondanza e nel lusso. La seconda cosa la trovo nell’enciclica “Spe salvi” di Benedetto XVI, cap. 44-46. Il ricco epulone non sarebbe all’Inferno, ma in Purgatorio: anzi, la parabola sarebbe uno dei testi della Scrittura sui quali si venne fondando la dottrina della condizione dell’anima nel tempo che trascorre tra la morte e il giudizio universale. In effetti se l’epulone fosse dannato, il colloquio tra lui ed Abramo non avrebbe quel tono e tanto meno ci sarebbe la preoccupazione che i suoi fratelli incorressero domani nelle stesse sue pene.

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