C’è una frase che ci dicevano ma ahimè nessuno più ci dice quando diventiamo grandi: “un giorno capirai”!
Cresciamo aspettando di capire tutto e ci illudiamo che “il sapere” o la maturità possano risolvere ogni cosa ma non è così. Non è così e man mano che lo capiamo rimaniamo disarmati, con il rischio di diventare pessimisti, cinici e insensibili alle troppe cose che non capiamo e non vanno bene.
Ho visitato case di riposo, orfanotrofi, prigioni e luoghi di dolore come ospedali e soprattutto ospedali pediatrici e altro ancora, e sempre riaffiora insistente la domanda: “perché?” Una domanda che martella la mente anche in occasioni più ordinarie e semplici, quando la strada si inerpica e ti fa sentire il fiato corto: quando è dura educare, quando è dura accompagnare, quando raccogli qualche sconfitta personale.. perché? Per noi, generazioni “studiate” e “sapienti”, che hanno visto raggiungere impensabili passi avanti dal progresso, è inconcepibile restare senza risposte. Tutto deve avere un senso e tutto deve quadrare secondo un piano di benessere logico che c’è nella nostra mente. Il non-senso, cioè ciò a cui non sappiamo dare senso o non sappiamo gestire, lo evitiamo o ricacciamo indietro.
Per questo, leggendo la prima lettura dove Abramo deve salire il monte armato di coltello e tanto coraggio per gestire la paura e i morsi della sofferenza per ciò che deve fare, restiamo sconcertati. Non ha senso! Non è giusto! Come non ha senso per i discepoli, che il Messia non abbia ancora studiato un piano per mettere in atto la ribellione al potere e ridare fiato ad un popolo stanco e oltraggiato. Non hanno senso queste cose e creano solo malumore.
Eppure la chiave di lettura arriva per Abramo e i tre fidati discepoli e la stessa si offre alle nostre inquietudini oggi: non siamo chiamati a capire subito tutto, ma siamo chiamati a fidarci (d’altronde siamo uomini e donne proprio di fede, di fiducia). Ma non una fiducia passiva bensì un atteggiamento di fiducia capace di Ascoltare. Abramo ascolta Dio quando gli chiede il sacrificio di Isacco e il suo cuore è in ascolto anche quando l’angelo lo ferma dallo scempio che stava compiendo. I discepoli seguono Gesù sul monte e vedono che l’obiettivo è più alto della rivoluzione armata di un solo popolo perché è la Salvezza di una umanità intera, è la svolta di una storia iniziata ben prima e che andrà oltre l’immaginabile umano. E la voce che sentono chiede loro di Ascoltare Gesù, il Figlio, l’Amato, e di non voler gestire e controllare tutto.
“Un giorno capirai” non è una frase che ci mette in attesa ma è lo stile di chi si mette in ascolto e impara un atteggiamento che è quello della fiducia nel Dio della Vita. Anche le esperienze più difficili e più oscure possono trovare una luce se vissute in questo atteggiamento di fiducia e Ascolto. Noi vorremmo che tutto fosse risolto e quadrasse secondo la nostra concezione di bene, qui e ora. Ma questa vita è immersa tra il bene e il male, tra Dio Amore e l’avversario che ci trascina nell’egoismo dei nostri soli interessi, mettendoci gli uni contro gli altri. Non c’è strada, se non nell’Ascolto della Sua Parole e della Sua Presenza che ci accompagna a cercare e a lottare, affinché “venga il Suo Regno” attraverso le nostre scelte, le nostre parole, i nostri sguardi, la nostra stessa vita.
È interessante come sia Abramo che i discepoli che seguono Gesù, salgano una montagna per trovare un senso e un nuovo entusiasmo. La verità è sempre dopo una salita, una fatica, non è né scontata né semplice. Ci chiede movimento, come l’ascolto ci chiede di saperci mettere in discussione e di mettere in discussione i nostri progetti e le nostre idee. Forse era tutto più facile da capire un tempo, quando ogni giorno si era abituati a lottare per ciò che è importante e niente era scontato: dal piatto sulla tavola al poter curare la malattia, oggi per noi banale. Non abbiamo bisogno di tornare indietro, ma di recuperare quella mentalità capace di dare spazio alla provvidenza, al dono, all’attesa, a ciò che è altro rispetto alle nostre capacità. Ascoltare è fare spazio, è considerare ciò che non sono io, è imparare che non tutto si risolve con ciò che vedo, capisco e so interpretare. I discepoli non capiscono la trasfigurazione di Gesù, eppure ne traggono la forza. Neppure Abramo capisce, eppure si mette in cammino.
In questo tempo di Quaresima i nostri orecchi, ma soprattutto il nostro cuore, imparino ad Ascoltare la presenza del Figlio, dell’Amato, che insegna ad amare, mettendoci in discussione come Abramo, come Pietro, Giacomo e Giovanni, per cogliere dov’è la strada di salvezza dentro alle domande della nostra vita.
Gen 22,1-2.9.10-13.15-18 Sal 115 Rm 8,31-34 Mc 9,2-10
