Se sfogliamo il Vangelo di Marco nei primi due capitoli, ci rendiamo conto che l’evangelista fa iniziare il ministero di Gesù attorno a due azioni principali: la chiamata dei discepoli e la guarigione da malattie o demoni. Chiama e Guarisce, o meglio, Libera! Trovo entusiasmante l’immergersi dentro a questi versetti, immaginando davanti a sé Gesù intento a scegliere e chiamare a seguirlo gente comune e semplice, proprio mentre è intenta nelle faccende quotidiane, e preoccupato a sradicare il male che ha fatto casa fin dentro le viscere delle persone. Una forza inedita e un cuore ripiegato sulle attese e sulle fatiche della gente comune come mai prima si era immaginato, ecco come si presenta Gesù: un flusso di Bene che sfida le cupe ombre che il male fa ciclicamente calare dentro all’anima di ogni creatura di questa umanità; un raggio di sole che perfora le grigi nubi di un cielo che ha rubato ogni sprazzo di entusiasmo; una ventata di energia che scuote anche gli animi più assopiti e sconfitti. Gesù non viene per togliere all’uomo l’esperienza del male, ma per liberare l’essere umano dall’idea che il male sia più forte e sia necessario arrendersi a lui. Viene per mostrare che esiste la forza del Bene, la Forza dell’Amore, la forza della Vita, ed è una Forza che sa fare la differenza e sa ridestare ogni storia affinchè si rimetta in marcia verso una strada di salvezza e non si arrenda alla stanchezza o all’apatia.
Bellissimo allora l’episodio dell’incontro con la suocera di Pietro. Dopo una giornata stancante, Pietro invita tutti a casa sua ma la madre di sua moglie è malata. Una semplice influenza probabilmente, non ci è dato di sapere e, in realtà, non fa la differenza. Conta che un male la attanaglia ovvero non le permette di servire, di rendersi utile, di fare della propria vita un dono per gli altri, di poter fare la sua parte. Perché questo alla fine è l’effetto del male quando si impossessa di noi: ci mette fuori uso! È la nostra più grande paura quella di essere di peso per gli altri. Quante volte lo sento dire dalle persone anziane che non vogliono sentirsi di peso per i figli che “hanno già la loro vita”; quante volte ve lo dite voi coppie che non volete esservi di peso ma di aiuto reciproco; quante volte lo pensiamo, educati da buoni occidentali del nord Italia produttivo ed efficiente, che è meglio aiutare che dover essere aiutati! Il male è proprio colui che ti mette fuori uso ma non tanto nelle capacità funzionali bensì nella capacità di amare. Ci sono persone allettate che continuano ad amare e sono centro e fonte di Vita per coloro che gli sono vicini. Ci sono persone sanissime ma incapaci di dare un senso alla loro esistenza e di trovare quella Luce che illumini il loro sguardo e scaldi il loro cuore. Questo è il male che mette fuori uso. Il “servire” della suocera di Pietro non è tanto il “fare cose” per gli altri quanto più il tornare ad esserci e poter essere preziosa per gli altri, il sapere che io “servo” cioè esisto per qualcuno e posso esistere per amare e appartenere a qualcuno. Uno dei mali più devastanti è proprio la solitudine che si ancora alla percezione di non essere più utili e importanti per nessuno! Questo uccide, spegne lo sguardo e raffredda il cuore. Gesù si adopera per spezzare le catene della solitudine e ridestare il desiderio di amare nel cuore della suocera di Pietro come nel cuore di tutti noi.
Credo che tutti abbiamo sofferto l’impossibilità di amare qualcuno: una storia che si rompe, un figlio arrabbiato che ci ignora (o, purtroppo, viceversa), una persona importante che si allontana. Un cuore privato della possibilità di amare rischia di indurirsi, di chiudersi e spegnersi, di isolarsi. Parte della causa dell’individualismo di oggi credo dipenda proprio anche dall’incapacità di guarire il nostro cuore dalle forti delusioni ricevute. Fantastico Gesù: si avvicina alla suocera di Pietro, la solleva prendendola per mano. Un gesto gentile, delicato, innamorato, un gesto che guarisce.
In questa domenica dove la prima lettura ci narra la sofferenza di Giobbe e il Vangelo ci ripropone persone malate e indemoniate che cercano Gesù, chiudiamo per un momento gli occhi e chiediamo a Gesù di prendere anche la nostra mano per ridestare il nostro cuore all’Amore. Chiediamo di risollevarci da quella delusione, quel lutto, quella ferita che ha inceppato il flusso d’amore di cui eravamo o vorremmo essere capaci, per tornare a vivere una vita che serve, ovvero che sa fare la differenza nell’amore! E, con la Sua forza e il Suo esempio, prendiamo per mano le vite inceppate che incrociamo nel nostro cammino per ridestarle con la forza del Suo Spirito e la umile nostra mano che si tende a loro.
Gb 7,1-4.6-7 Sal 146 1Cor 9,16-19.22-23 Mc 1,29-39
