Queste parole del Vangelo di Marco descrivono un Gesù che si sente disprezzato e rifiutato dalle persone che più avrebbero dovuto conoscerlo, che lo hanno visto crescere a Nazareth. Questo mi fa riflettere sul mio modo di relazionarmi e di giudicare chi mi cammina accanto: per comodità o rigidità inserisco l’altro in un fotogramma, in un ruolo fisso, mentre la vita di ciascuno è un divenire. Ingabbiare l’altro in un fotogramma vuol dire cristallizzarlo senza riuscirne a coglierne il cammino. È aver conosciuto una persona alcuni anni fa e credere che sia sempre la stessa, è giudicare dall’apparenza, è avere la presunzione di conoscere, è ragionare con il pregiudizio. Se si ragiona con il pregiudizio Dio non può agire (‘E lì non poteva compiere nessun prodigio…’): solo deponendo il pregiudizio, la chiusura mentale e le nostre convinzioni sugli altri potremmo vedere i prodigi operati nel cuore e nelle vite di chi ci è accanto!
Mc 6, 1-6

Riflessione che condivido, non è facile riconoscere che le persone che conosciamo non sono più le stesse, anche noi cambiamo con il tempo.