Domenica 28 gennaio

Quanto ci lamentiamo con le nostre amministrazioni comunali se non curano i luoghi e gli spazi che noi viviamo? Vogliamo parchi verdi e belli, strade percorribili e sicure, servizi a misura delle nostre necessità e quartieri o paesi che possano farci sentire sicuri. Pensate se, metaforicamente, qualcuno dovesse fare lo stesso screening alla nostra situazione interiore! Vogliamo che ciò che è fuori di noi sia perfetto per farci vivere bene, ma abbiamo la stessa cura per ciò che è dentro di noi ed ha la stessa incidenza sulla qualità della nostra vita, se non di più? Lì non ci sono amministrazioni che tengano, siamo noi “l’amministrazione” che deve lavorare per risanare, aggiustare, rendere sicuro ecc..
Gesù si incarna tra noi perché conosce l’umanità e i suoi meccanismi e viene proprio a prenderci per mano, perché prendiamo coraggio e iniziamo a programmare qualche “cantiere interiore”, per sistemare ciò che non va, non è bello o significativo alla nostra stessa vita e non le fa bene. Il Vangelo ci racconta che Gesù, a Cafarnao, entra in Sinagoga di Sabato, giorno di preghiera e riposo per gli Ebrei, e inizia ad insegnare, ma non come gli scribi, bensì come uno che ha autorità. La Sua autorità è la vicinanza con la vita concreta della gente, con i problemi, i sogni e le aspettative del popolo che ha conosciuto vivendo come loro a Nazaret, lavorando, festeggiando e soffrendo assieme a loro nella quotidianità. L’autorità di Gesù non viene solo da un sapere diverso, ma anche dalla capacità di far sentire tutti raggiunti dalla Parola di un Dio che è presenza abbracciante e stimolante per ognuno. Ci dimostrerà sempre come, al di sopra delle regole, c’è il Suo Amore, e al di sopra del giudizio c’è il Perdono. Novità per quel tempo e novità eterna che raggiunge anche noi oggi, trovandoci perennemente impreparati a questa investitura di Misericordia e Fiducia. Gesù è Amore con tutti, ma proprio nel Vangelo di oggi scopriamo che fa eccezione con il male! Il male no, non ha scampo, non ha tregua, non c’è compromesso! Nella sinagoga c’è un uomo posseduto da un demonio (ahimè si, anche dentro ai luoghi sacri il male può nascondersi) che lo riconosce, perché le tenebre sono sempre abbagliate e colpite dalla vera Luce. Gesù fa piazza pulita e lo scaccia. L’evangelista Marco sottolinea che lo spirito impuro esce straziando l’uomo e gridando forte. Mi ha sempre colpito immaginare questa scena: il male è cocciuto, si attacca stretto e non vuole mollare, fa soffrire e mette in crisi. Per questo spesso rimandiamo tanti passaggi di purificazione della nostra vita: perché non è indolore, perché ne abbiamo paura. Ma la Grazia è più forte e l’uomo è liberato, sogno di tutti noi e meta tanto ambita da tutti questa libertà. Non libertà di fare ciò che si vuole ma di essere interiormente riconciliati, capaci di un amore puro, di una vita limpida e votata esclusivamente a ciò che è buono e bello. Questo gesto di Gesù attira molti, perché tutti abbiamo intimamente un desiderio di essere guariti da qualche tenebra, da qualche “demone” interiore che non ci permette di essere ciò che vorremmo e di vivere pienamente ciò che desideriamo.
Come i cantieri dei nostri paesi e delle nostre città, per assicurarci luoghi vivibili e belli, sono in perenne movimento e non finiscono mai, così il nostro bisogno di ricorrere a Lui e alla Sua Grazia. Nessuno basta a se stesso e nessuno può fare leva solo sulla propria buona volontà. Abbiamo bisogno di un Amore gratuito che ci abiti per renderci Amore nelle scelte, nelle azioni, verso le tante situazioni che incontriamo. Lasciarci toccare e risanare da Gesù non è segno di debolezza ma di forza! Bellissimo il Salmo 94 che ci riporta alla Grandezza dell’azione di Dio per noi e ci richiama all’umile gesto di inginocchiarci a Lui. Ogni passaggio della nostra vita ci trovi disponibili alla Sua Parola che guarisce e conferma. E il male non sia mai di casa in noi, perché è come quegli ospiti che non se ne vanno mai via e da benedizione si rivelano scomodi ostacoli!

Dt 18,15-20   Sal 94   1Cor 7,32-35   Mc 1,21-28

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