Mercoledì 24 gennaio

Ognuno di noi è una zolla di terra, ognuno è anche un seminatore. Ogni parola, ogni gesto che esce da me, se ne va per il mondo e produce frutto. Che cosa vorrei produrre? Tristezza o germogli di sorrisi? Paura, scoraggiamento o forza di vivere?
Se noi avessimo occhi per guardare la vita, se avessimo la profondità degli occhi di Gesù, allora anche noi comporremmo parabole, parleremmo di Dio e dell’uomo con parabole, con poesia e speranza, proprio come faceva Gesù.(E. Ronchi)

 Mc 4, 1-20

Un commento

  1. La parabola del Seminatore è, si potrebbe dire una delle parabole “maggiori” del Vangelo (insieme, per intenderci, con quella del figlio prodigo, del buon samaritano, e qualche altra). È anche l’unica – se non mi sbaglio – che il Maestro si cura di spiegare dettagliatamente, sicché il senso è quanto mai chiaro. Al più dobbiamo noi cercare di capire che cosa oggi siano, sia sul piano individuale di ciascuno di noi, sia su quello generale del mondo di oggi, le pietre, le spine, ecc. e alla fine il terreno buono.
    Il problema difficile si presenta ai versetti 11 e 12: “A coloro che sono fuori tutto è annunciato per mezzo di parabole, affinché vedendo non distinguono…, perché non si convertano e (non) si perdoni loro”. Parole non nuove, perché Gesù le riprende da Isaia. Esse appaiono in linea con la posizione di Gesù riguardo a quei Farisei che lo dicevano aiutato da Beelzebub. Il Maestro parla in parabole, cioè nel modo con cui anche le persone più semplici possono capire. Ma per coloro che si che sono “fuori” dal Regno, cioè che si chiudono difronte alla verità, sono proprio discorsi più chiari e semplici ad essere inaccettabili. E il castigo se lo procurano da soli: il non capire neppure di fronte all’evidenza; con ciò che consegue.

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