Domenica 21 gennaio

La chiamata è sempre la rottura di un momento: i figli che chiamano mentre si sta facendo altro ad esempio oppure una telefonata a cui rispondere mentre si è occupati in qualche lavoro. La chiamata è per lo più una esperienza inattesa che rompe l’istante che si sta vivendo o, più ancora, rompe l’equilibrio di una giornata o addirittura stravolgere la vita. Sentire di essere interpellati ci desta, ci scuote e, per certi versi ci piace, perché vuol dire che siamo nei pensieri di qualcuno, nel cuore di qualcuno. La chiamata può essere dolce o amara, generare gioia o dolore, può essere attesa o inaspettata.. 
Gesù, nel Vangelo di oggi, chiama! Chiama i discepoli intenti nelle loro vite ordinarie, le stesse che da anni portavano avanti imperterriti, le stesse cariche di gioie e soddisfazioni ma anche fatiche e senso di vuoto. La chiamata di Gesù non rompe solo un momento ma sconvolge una Vita intera e tutte le vite di coloro che erano legati a quegli uomini. Quel mattino nessuno dei chiamati sapeva che alla sera la giornata non si sarebbe conclusa come sempre. Nessuno avrebbe immaginato che una voce, La voce, li avrebbe individuati e coinvolti in una nuova vita. Essere chiamati è così: dolcemente e drasticamente coinvolgente. 
Oggi siamo qui e fare memoria di una verità che spesso scordiamo: noi siamo un popolo di chiamati! Nessuno escluso, ogni giorno il nostro nome è sulle labbra di Gesù che ci chiede di seguirlo sulle strade scoscese del Suo Amore che accoglie, guarisce, perdona, rialza.. Ogni giorno il nostro nome è sulle Sue labbra per chiamarci a distogliere l’attenzione da tutto il nostro “fare”, per dargli un senso nuovo, per riempirlo del Suo Amore. Ogni giorno pronuncia il nostro nome per ricordarci che, da amati, siamo interpellati per essere amanti, seminatori della Sua Pace e del Suo Bene. Ci chiama per distogliere il nostro sguardo dai rancori, dalle rigidità che ci separano gli uni dagli altri, dalle “beghe” becere che creano solo tensioni e divisioni, per mostrarci la bellezza di una vita spesa umilmente solo nell’amore. Vivere da chiamati significa vivere nella costante consapevolezza che non viviamo solo per noi stessi ma siamo inviati ad essere strumenti di rigenerazione anche per gli altri. Significa trovare il tempo ogni mattino, appena svegliati, per metterci in ascolto della Sua voce che ci invia a vivere la nostra giornata per essere Amore travolgente e risanante. Per questo il segno della croce appena svegliati e magari l’ascolto della Parola, la visita in chiesa, una preghiera recitata con calma o altre forme di contatto con Gesù, ci aiutano e diventano il luogo dove lasciarci coinvolgere nella Sua missione di Salvezza. Quando iniziamo così, ci colleghiamo a Lui che è fonte di Amore e, ogni cosa che accade durante le ore che vivo in quella giornata, la affronto con la consapevolezza di poterne trarre qualcosa di buono, con la leggerezza di chi sa che non può cambiare il mondo ma può amarlo e già questo è un grande cambiamento che si mette in atto.
Gesù chiama per condurci a conversione e a convertire. Prima di tutto conversione personale. Convertire significa cambiare, stravolgere, accettare che davvero qualcosa non sia più come prima. Gesù chiede di non scendere a compromesso con il male, mai, e questo impone cambiamenti significativi nella vita di ognuno. I discepoli chiamati stravolgono la loro vita, come gli abitanti di Ninive che si pentono e cambiano le loro abitudini malsane. Cosa devo cambiare io nella mia vita per poter vivere il Vangelo? Cosa devo stravolgere per lasciarmi condurre da Gesù e abbandonare il male? Innanzitutto posso cambiare il criterio delle mie scelte, non pensando più solo a ciò che conviene a me ma cercando cosa davvero mi fa amare. Non più uno sguardo ricurvo su me stesso ma uno sguardo che sa allargarsi per prendersi cura degli altri. Spesso la logica economica ha fatto breccia in noi ma il Vangelo di Gesù non segue questi criteri bensì segue la legge dell’amore. Questa settimana, come Unità Pastorale, abbiamo vissuto un arricchente incontro sulla cura del Creato. Conversione è anche ragionare e scegliere su logiche legate al bene comune, al rispetto del Creato, al bene della terra e alla prospettiva futura e non solo immediata. Questo è decisamente un criterio che cozza con quello economico ma è anche un criterio più evangelico e rispettoso, impregnato di amore e attenzione per il prezioso bene che è questo pianeta, messo nelle nostre mani da Dio perché ne avessimo cura.
Questo è solo un esempio ma ognuno di noi, se si sofferma a guardare alla propria vita, coglie dove può convertire la propria rotta per rendere le proprie scelte delle scelte d’Amore e non di interesse personale. Preghiamo molto per la Pace: chiediamo a Dio di darci il coraggio per convertire le nostre piccole battaglie personali che creano divisione, in strategie di pace e comunione. Chiediamo a Dio il coraggio di essere seminatori di Amore perché chiamati e rivestiti dal Suo Amore. Se cambieremo qualcosa, qualcosa cambierà!

Gio 3,1-5.10   Sal 24   1Cor 7,29-31   Mc 1,14-20

Un commento

  1. Una precisazione di carattere storico, utile a quanti potrebbero rimanere perplessi davanti a presunte discordanze o contraddizioni tra i Vangeli; queste oltretutto sono messe in evidenza su certi “social” da persone ostili alla nostra religione (si arriva addirittura a negare l’esistenza storica di Gesù Cristo). Ebbene: s. Marco nel vangelo di oggi dice che Gesù passando lungo il lago vide prima Simone (Pietro) e Andrea che gettavano le reti, e poco più in là Giacomo e Giovanni intenti a riparare le loro reti: li chiamò ed essi lasciato tutto lo seguirono.
    Tutto ciò sarebbe in contraddizione con il racconto di Giovanni, secondo cui lui stesso e Andrea seguirono Gesù che passava, indicato dal loro maestro, il Battista. Gesù li invita ad entrare in casa sua [sarebbe interessante sapere che cosa si saranno detti i tre, ma l’Evangelista non ce lo dice].
    La contraddizione non c’è proprio. S. Marco comincia il suo vangelo, dopo una succinta menzione del battesimo e delle tentazioni di Gesù, con l’imprigionamento del Battista, fatto che con l’impedimento del precursore, può ben segnare l’inizio della vita pubblica di Gesù.
    Quindi è immediato pensare che tra quanto narrato da Giovanni e la chiamata in Marco sia passato del tempo, non sappiamo quanto lungo, nel quale il Battista avrà continuato la sua missione di precursore e i quattro pescatori la loro attività. L’abbandono definitivo di questa per seguire Gesù avvenne a seguito della chiamata raccontata da Marco.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *