In Kenya come in Brasile, entrando nelle capanne o nelle baracche delle periferie dove abita la gente più povera dei poveri, mi ha sempre colpito un atteggiamento comune: il desiderio di accoglierci celebrando l’incontro con qualcosa che rendesse festosa e ospitale la casa. In ambedue i continenti dei “simil” centrini rendevano belle le poche cose che arredavano l’ambiente e, ovviamente, in ambedue i posti c’era qualcosa da mangiare o bere. Nessuno è così povero da non poter essere ospitale se lo ritiene importante e per loro aprire la propria casa e condividere con noi era molto importante. La casa è intimità, è entrare nello spazio personale, nel luogo dove si consuma la quotidianità o nel nido dove si cerca riposo e pace. Fare entrare in casa significa accettare che l’altro prenda parte di un tuo spazio personale e intimo.
Il Vangelo di oggi è caratterizzato dalla domanda di Gesù ai discepoli “Che cercate?” e dalla risposta che è una ulteriore domanda rivolta a Gesù: “dove abiti?”
Siamo ancora all’inizio di un nuovo anno liturgico e, come all’inizio di ogni viaggio, ci si prepara chiarendo l’itinerario e gli obiettivi. La domanda di Gesù arriva dritta al cuore del nostro essere presenti a Lui oggi. Cosa sto cercando nella mia vita, adesso? Cosa muove le mie scelte, i miei desideri più intimi? E cosa cerco dalla Fede, dalla Chiesa, da Dio? Cosa desidero fortemente per la mia vita e cosa penso di trovare nella sequela di Gesù? Sono domande essenziali e spesso date per scontate, con il rischio poi che si crei non solo confusione ma anche delusione e smarrimento. Quanti si sono allontanati dalla Fede e dalla Chiesa perché avevano coltivato attese poi tradite?! Gesù risponde invitando a seguirlo, non chiedendo di imparare regole ma invitandoci ad entrare in intimità con Lui per stringere un rapporto di fiducia e amore che rigenera e guida la nostra vita. L’invito è “Venite e vedrete” e più avanti confesserà che Lui non ha casa (Mt 8,20) perché la sua casa siamo noi, ognuno di noi, è la Chiesa in continuo cammino e ricerca. Entrare nella casa di Gesù significa accettare di entrare in una relazione fatta di momenti di intimità, di desiderio di incontrarsi, di curiosità di conoscersi e di disponibilità ad accogliersi. Il cammino di fede è proprio questa chiamata a seguirlo, a conoscerlo e a lasciarci plasmare e guidare in verità da Lui. Bellissimo il piccolo Samuele, nella prima lettura, che nella notte si sente chiamare e solo alla fine saprà che la voce è quella di Dio e, con la fiducia tipica di un bambino, dirà “Parla perché il tuo servo ti ascolta”. Questo siamo chiamati ad essere anche noi: attenti ascoltatori di un Dio Amore che ci dà appuntamento proprio nell’intimità della nostra vita, per abitarla assieme a noi ed aiutarci così a rispondere alla Sua stessa, a volte imbarazzante, domanda: Che cercate? Ovvero cosa vuoi qui e adesso per la tua vita?
Ho l’impressione che, in un tempo di forte confusione e instabilità come quello che stiamo vivendo socialmente oggi, rifugiarsi dietro a rigide regole sia un’ottima fuga dall’incontro che aiuta a fare discernimento e verità. Quando le regole diventano l’assoluto, basta seguire e obbedire a quelle senza farsi troppe domande e senza mettersi troppo in discussione. Gesù invece propone un cammino fatto di intimi incontri con Lui, fatto di una capacità di aprirci e di permettere alla Sua Parola e alla Sua Grazia di mettere ordine in noi, fatto di fiducia tale da non tenere più nulla di nascosto e segreto ai suoi occhi e forse anche ai nostri stessi occhi. Non c’è cammino di Fede se non c’è adesione piena di volontà, sentimenti e pensieri. Il cammino di fede abbraccia tutta la nostra esistenza proprio perché non teme nulla di noi ma anzi, ci porta ad accogliere e ad amare anche ciò che più ci è difficile e ci fa soffrire. Per questo sento importante scegliere anche chi dobbiamo seguire come guide per questo cammino di fede. Nella grande libertà che Gesù stesso lascia sempre a noi Suoi figli, possiamo ascoltare e aderire a catechesi abitate da rigidi insegnamenti dottrinali e giudizi sempre spietati contro questo o quello, oppure cercare la Luce della Sua Grazia che ci aiuta a prendere in mano la verità della nostra vita e “a farne un capolavoro”, come disse Papa Giovanni Paolo II.
Gesù ci chiama a seguirlo per entrare in casa Sua e, casa Sua, è proprio dentro di ognuno di noi. Camminare nella Fede è questo percorso intimo e liberante e per questo a volte arduo e difficile. Ma è ciò che più cerchiamo. Accogliamo il Suo invito e camminiamo, presi per mano da Lui, verso i punti più nascosti che sono in noi per illuminarli con la luce della Sua presenza misericordiosa.
1Sam 3,3-10.19 Sal 39 1Cor 6,13-15.17-20 Gv 1,35-42

Sul fatto narrato da s. Giovanni nel Vangelo di oggi ricordo di aver detto qualche cosa in occasione della festa di s. Andrea lo scorso 30 novembre. Oggi mi soffermo un pochino sulla seconda lettura. A prima vista sembra poco legata alle altre, Salmo compreso, che pongono in evidenza la chiamata da parte del Signore e la disposizione a seguirne la volontà. Mi sono chiesto come mai la Chiesa oggi inserisca tra le altre letture questo passo di s. Paolo, il cui contenuto peraltro ritorna più volte nelle lettere dell’Apostolo.
È stato osservato, sia da dentro la Chiesa sia da fuori che Gesù nei Vangeli darebbe meno spazio a questi temi toccati qui da Paolo: le prostitute che s’incontrano nei Vangeli vengono addirittura perdonate e votate alla salvezza più di altri “rispettabili”; l’unico comportamento apertamente condannato è l’adulterio, come nell’antico Testamento. Chi avrebbe ristretto gli ambiti della libertà nel campo sessuale sarebbe stato proprio Paolo, cosa che da molte parti gli viene mossa anche quale accusa.
In realtà l’Apostolo non è mosso direttamente da istanze che noi qualifichiamo come moralistiche in senso stretto. Egli invece vuol mettere in evidenza che colui che ha in mente certi piaceri, che li pratica, eventualmente insieme con altri, quali ubriachezza, ingordigia ecc., non può essere nella condizione di coltivare le cose dello spirito, di rispondere alla chiamata del Signore e di seguirne la volontà; né ha, nella sua persona, la dignità necessaria per questo. Ecco, penso, il legame che la Chiesa ha visto tra questa lettura e le altre di questa domenica.