Domenica 7 gennaio

Dopo le feste natalizie celebriamo il Battesimo di Gesù. Siamo sulle sponde del fiume Giordano e Giovanni Battista raccoglie folle, tra le quali ci sono coloro che sono desiderosi di un cambiamento interiore, coloro che sono semplicemente curiosi o accompagnano altri, e coloro che sperano di trovare un nuovo leader capace di rovesciare la situazione politica e religiosa, arrivata ad essere insostenibile. Tutti si mettono in cammino, disposti ad accogliere una novità credibile in un tempo fatto di improvvisati profeti e ribelli più o meno carismatici.
Gesù, per quanto ne sappiamo, ha vissuto tra la gente di Nazaret, ascoltando questo desiderio di rivalsa e questa nostalgia di verità che trapelava nei discorsi e nella stanchezza della gente, abituata a lavorare tanto per ottenere poco. Gente semplice, spesso privata dei propri sogni da una vita che non vantava la possibilità di grandi prospettive. Lui, uomo tra gli uomini ma Figlio di Dio sceso per rivelare un volto diverso di Colui che tutti pregavano e del quale avevano paura, sceglie un atto estremo e già rivoluzionario: si infila tra questa gente che aspetta il proprio turno per essere battezzata dopo aver raggiunto il Giordano armata di speranza e trepidazione. Chi si faceva battezzare da Giovanni compiva un atto di umiltà lasciando che la propria vita, con i suoi errori e le sue fragilità, con la nostalgia di una gioia e di un senso profondo da dare alle proprie giornate, venisse immersa nell’acqua per essere purificata, lavata, rigenerata. Non sono le persone religiose e per bene, non sono coloro che vanno regolarmente al tempio e seguono impassibili le dure leggi religiose che i sacerdoti impongono ad essere in fila per il battesimo, ma sono i liberi cercatori di un Dio che sia alla loro portata, di una novità che tocchi la loro storia e non di una dottrina che alimenti disuguaglianza e ingiustizia. Gesù sceglie di rivelarsi e lo fa mescolandosi con i peccatori! Questa è la prima grande verità che il suo Battesimo ci rivela e il Vangelo ci confermerà, e questa verità noi troppo spesso la scordiamo, pretendendo una religiosità fatta di perbenismo e obbedienza. È nella fatica di fare i conti con se stessi, con le proprie fragilità, nella verità del raccontare i nostri desideri, di fare pace con i nostri demoni interiori, di trovare una via che ci aiuti a migliorarci ma senza annientare ciò che siamo che Gesù ci incontra. In quella fila Gesù è uomo mescolato alla nostra umanità, ed è anche Dio che non la giudica ma anzi, la accoglie per renderla percorso di guarigione e libertà. 
Appena esce dall’acqua, dal cielo, Dio fa udire la Sua voce, ed è rivolta proprio a Gesù, a conferma della Sua identità di Figlio di Dio incarnato nella nostra stessa natura umana, ma privo di quella maledetta inclinazione a scivolare dentro al male che divide. Dio sceglie di rivelare il Figlio suo e lo fa mentre è in mezzo ai peccatori e questo è significativo: non è inviato come ennesimo castigamatti moralista del popolo, ma è inviato per rivelare che Dio è mescolato a noi perché innamorato e appassionato di noi. Rivelando l’identità di Gesù in mezzo ai liberi cercatori di Dio, Egli stesso rivela che nessuno è escluso dal suo Amore, che non siamo abitati da Lui solo quando siamo equilibrati e bravi, ma che è dentro ad ogni nostra ricerca, anche la più affannata e disordinata, come quella della Samaritana e di Zaccheo. La differenza la fa l’accoglienza che abbiamo noi di Lui. Lui è già accanto a noi mentre aspettiamo di capire come vivere la nostra storia in pienezza. Sceglierà Pietro, impulsivo e a volte rozzo, Matteo, disonesto esattore delle tasse e Giuda, violento e rancoroso. Tutte scelte coerenti con questa prima rivelazione: Dio non cerca persone già giuste e brave, ma persone disponibili e desiderose di trovare in Lui l’Amore e la Luce dei quali il loro cuore ha perennemente nostalgia.
Ancora oggi ahimè scandalizza molti una chiesa che cerca gesti di accoglienza e inclusione e si desidera invece una chiesa invece moralmente educativa e ferma. Dovremmo scandalizzarci di chi finge ciò che non è per sentirsi amato da Dio o accolto da una comunità invece che scandalizzarci dei cammini di verità e accoglienza che oggi più che mai è necessario mettere in atto! Chi vive una storia equilibrata e serena dovrebbe poter essere così libero da dedicarsi a chi invece è più affaticato e ferito dalle vicende personali. Ci affanniamo a difendere una dottrina (che a volte neanche conosciamo bene) usata per far sentire esclusi o sbagliati piuttosto che accolti e reinseriti. Non si salva nulla quando lo si chiude dentro a mura e recinzioni! Si difende qualcosa quando lo si condivide e rende accessibile! 
Nel Suo Battesimo Gesù si manifesta e viene confermato dal Padre come Dio che si fa prossimo ai nostri cammini di ricerca e alla nostra sete di Verità e Vita. Convertiamoci lasciandoci illuminare proprio lì dove la tenebra spegne la nostra speranza.

Is 55,1-11 da Is 12  1Gv 5,1-9  Mc 1,7-11

3 commenti

  1. Il passo odierno della I lettera di s. Giovanni contiene concetti che si ritrovano nel suo è negli altri Vangeli. Che cosa vuol dire amare Dio o da che cosa si riconosce se una persona ama Dio? Dal fatto se osservi o no i suoi comandamenti: ” Non chi dice Signore Signore entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio”. I comandamenti del resto non sono gravosi: “Il mio giogo è leggero”. “È la nostra fede che vince il mondo” . Che cosa è il mondo? Secondo la dottrina il termine mondo ha tre significati: 1) il mondo è il creato, tutto quanto; e in questo senso è una realtà positiva, come affermato dal Creatore stesso, che via via giudicava buono quanto andava facendo; 2) il mondo è l’umanità: ” Sono venuto per salvare il mondo”, cioè l’uomo; 3) il terzo senso è quello che compare in questo passo di S. Giovanni: il “mondo” è l’insieme di tutte quelle realtà che si oppongono all’avvento del regno di Dio, non per nulla il Principe di questo mondo è… Satana. E questo tipo di mondo è vinto, dice Giovanni nella sua lettera, “da quanto è nato da Dio, dalla nostra fede”.

  2. “…Ci affanniamo a difendere una dottrina (che a volte neanche conosciamo bene) usata per far sentire esclusi o sbagliati piuttosto che accolti e reinseriti… ”

    È proprio vero ! a volte lo facciamo per sfoggio di erudizione e, come dici, ci accorgiamo che se la conoscessimo bene non avremmo usato certe espressioni. Intanto abbiamo scavato un solco e creato una divisione.

  3. Condivido tutto, ma dobbiamo partire tutti da un profondo senso di umiltà, atto che ha compiuto Gesù, mescolandosi all’ umanità per ricevere il battesimo.

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