Bello questo articolo di Andrea Riccardi nell’Avvenire di domenica 17 settembre. Anche chi si interessa delle cose del mondo, e non solo di casa sua, “fatica a seguire, non vede via d’uscita, si sente impotente. Tante volte l’impotenza favorisce l’indifferenza.” Eppure di fronte alla guerra, alla fame alla miseria, occorre pensare con audacia, dice Ricciardi, anche oltre quello che sembra impossibile, come papa Francesco.
Ma c’è una cosa che riguarda la guerra, in particolare quella in Ucraina, di cui non si parla nei giornali, e sono le vittime tra i militari. Perché, al di là delle motivazioni che sappiamo – la difesa della patria, l’obbligo di servire il proprio paese, ecc. –, anche questi, dell’uno e dell’altro fronte, sono persone che hanno perso la vita, e da giovani, per una cosa stupida come una guerra, che avevano una famiglia, madri, sorelle, fidanzate, mogli, figli, amici che li aspettavano. E chissà con che spirito, gli uni egli altri, erano partiti. Al contrario delle frequenti notizie sulle vittime civili – uno stillicidio continuo – i comandi degli eserciti si guardano bene dal fornire cifre sulle proprie perdite. Il Ministero della Difesa russo dichiarava nel settembre del 2022 la perdita di meno di 6 mila uomini, cifra chiaramente improbabile. Più attendibile forse la dichiarazione sfuggita a un aiuto di Zelenski, il 2 dicembre, che stimava le perdite ucraine fino a quella data in 10-13mila unità.
Un intervento di Massimo Livi Bacci, professore di demografia, in una rivista online (https://www.neodemos.info/2023/09/22/il-tremendo-costo-umano-dellaggressione-russa/), riporta stime plausibili, basate su varie fonti attendibili, sui morti russi nella guerra in Ucraina, precisando subito che sono stime minime, e che le cifre reali potrebbero essere di più. Livi Bacci ricorda che la popolazione della Russia ha i suoi problemi, vecchi (bassa natalità, che non si riesce a contrastare) e nuovi (emigrazione di giovani con preparazione elevata, anche a causa della guerra: si parla di 700 mila uscite).
In assenza di informazioni ufficiali, le stime sono fatte da due organizzazioni russe, Mediazona e Meduza, che sono state dichiarate dal Cremlino “foreign agents”, e sono adesso costrette a operare fuori del paese. Le fonti sono: (a) una rilevazione capillare dei necrologi di militari morti apparsi sulla stampa (sottostimati, perché non ci sono per tutti i morti); (b) i dati del Registro Nazionale delle Successioni Omologate, nel quale vengono obbligatoriamente inseriti i deceduti (entro sei mesi dal decesso) per consentire la trasmissione agli eredi di beni reali (anche questi sottostimati: c’è chi non ha beni da trasmettere); (c) un confronto tra l’andamento “normale” (negli anni di pace precedenti la guerra, e il Covid) dei decessi, mese per mese, degli uomini tra i 15 e i 50 anni, e l’andamento dei decessi nel periodo del conflitto, attribuendo i morti in eccesso alla guerra. Ebbene, da queste fonti le stime sui morti russi in guerra dal febbraio 2022 al maggio 2023 convergono su cifre situate tra le 40mila e le 55mila unità: come detto, cifre minime, prudenziali, ma sono più che la somma dei morti russi nelle guerre in Afghanistan, in Cecenia e in Donbass dal 1979 al 2021.
Sono cifre che dovrebbero far riflettere i responsabili dei conflitti armati, ma che certamente fanno riflettere noi. Anche a questi morti, di entrambe le parti in causa, potremmo rivolgere un pensiero nelle nostre celebrazioni liturgiche.
Bello questo articolo di Andrea Riccardi nell’Avvenire di domenica 17 settembre. Anche chi si interessa delle cose del mondo, e non solo di casa sua, “fatica a seguire, non vede via d’uscita, si sente impotente. Tante volte l’impotenza favorisce l’indifferenza.” Eppure di fronte alla guerra, alla fame alla miseria, occorre pensare con audacia, dice Ricciardi, anche oltre quello che sembra impossibile, come papa Francesco.
Ma c’è una cosa che riguarda la guerra, in particolare quella in Ucraina, di cui non si parla nei giornali, e sono le vittime tra i militari. Perché, al di là delle motivazioni che sappiamo – la difesa della patria, l’obbligo di servire il proprio paese, ecc. –, anche questi, dell’uno e dell’altro fronte, sono persone che hanno perso la vita, e da giovani, per una cosa stupida come una guerra, che avevano una famiglia, madri, sorelle, fidanzate, mogli, figli, amici che li aspettavano. E chissà con che spirito, gli uni egli altri, erano partiti. Al contrario delle frequenti notizie sulle vittime civili – uno stillicidio continuo – i comandi degli eserciti si guardano bene dal fornire cifre sulle proprie perdite. Il Ministero della Difesa russo dichiarava nel settembre del 2022 la perdita di meno di 6 mila uomini, cifra chiaramente improbabile. Più attendibile forse la dichiarazione sfuggita a un aiuto di Zelenski, il 2 dicembre, che stimava le perdite ucraine fino a quella data in 10-13mila unità.
Un intervento di Massimo Livi Bacci, professore di demografia, in una rivista online (https://www.neodemos.info/2023/09/22/il-tremendo-costo-umano-dellaggressione-russa/), riporta stime plausibili, basate su varie fonti attendibili, sui morti russi nella guerra in Ucraina, precisando subito che sono stime minime, e che le cifre reali potrebbero essere di più. Livi Bacci ricorda che la popolazione della Russia ha i suoi problemi, vecchi (bassa natalità, che non si riesce a contrastare) e nuovi (emigrazione di giovani con preparazione elevata, anche a causa della guerra: si parla di 700 mila uscite).
In assenza di informazioni ufficiali, le stime sono fatte da due organizzazioni russe, Mediazona e Meduza, che sono state dichiarate dal Cremlino “foreign agents”, e sono adesso costrette a operare fuori del paese. Le fonti sono: (a) una rilevazione capillare dei necrologi di militari morti apparsi sulla stampa (sottostimati, perché non ci sono per tutti i morti); (b) i dati del Registro Nazionale delle Successioni Omologate, nel quale vengono obbligatoriamente inseriti i deceduti (entro sei mesi dal decesso) per consentire la trasmissione agli eredi di beni reali (anche questi sottostimati: c’è chi non ha beni da trasmettere); (c) un confronto tra l’andamento “normale” (negli anni di pace precedenti la guerra, e il Covid) dei decessi, mese per mese, degli uomini tra i 15 e i 50 anni, e l’andamento dei decessi nel periodo del conflitto, attribuendo i morti in eccesso alla guerra. Ebbene, da queste fonti le stime sui morti russi in guerra dal febbraio 2022 al maggio 2023 convergono su cifre situate tra le 40mila e le 55mila unità: come detto, cifre minime, prudenziali, ma sono più che la somma dei morti russi nelle guerre in Afghanistan, in Cecenia e in Donbass dal 1979 al 2021.
Sono cifre che dovrebbero far riflettere i responsabili dei conflitti armati, ma che certamente fanno riflettere noi. Anche a questi morti, di entrambe le parti in causa, potremmo rivolgere un pensiero nelle nostre celebrazioni liturgiche.