Oggi l’invito di Gesù è forte, è un richiamo alla coerenza, all’ importanza di essere sostanza e non apparenza.
Non mi sembra ci chieda di non sbagliare, di non essere peccatori ma di avere il coraggio di riconoscerlo, prima di tutto con noi stessi.
Se siamo capaci di guardare alle nostre fatiche ed ai nostri errori e ad accettarli non abbiamo bisogno di coprirli con ciò che non siamo.
E soprattutto di mostrarlo agli altri.
Qui sento forte anche la responsabilità che ciascuno di noi ha per lo sguardo che ha verso di sé ma anche verso gli altri….prego perché il mio possa essere misericordioso e non giudicante.

Uno spunto raccolto dalla prima lettura e uno dal vangelo. S. Paolo richiama i fedeli di Tessalonica all’ astenersi da polemiche inutili e dall’arrabattarsi in una vita tanto disordinata quanto sterile. Oppone a questa il suo proprio comportamento: pur spettandogli che fosse la comunità a provvedere al suo sostentamento, egli volle sempre mantenersi con il suo lavoro, e conclude con il famoso ammonimento: “Chi non vuol lavorare, neppure mangi!”. La stessa cosa molti secoli dopo dirà un altro illustre personaggio proveniente anch’egli dall’ebraismo: Carlo Marx.
Dal Vangelo colgo l’ultima parte: “Se noi fossimo vissuti ai tempi dei nostri padri, mai ci saremmo associati alla persecuzione e all’uccisione di profeti!” Che cosa faranno invece di lì a poco nei confronti di Gesù stesso? Questo ci dice che dobbiamo stare attenti ad affermare: “Questo, quest’altro io non lo farò mai!” Teniamo presente che la nostra debolezza è grande, sicché è bene che preghiamo come i nostri vecchi: “Signore, tienici sempre la mano sulla testa!”.