Quanto conta il riconoscimento degli altri nelle nostre scelte? Quanto pesa sulla nostra autostima? Per quanto poco sarà sempre molto, troppo. Un complimento o un applauso fanno piacere a tutti e se possiamo ottenerlo, anche solo velatamente ma lo cerchiamo e vogliamo. Ci fa sentire bene, ci conferma e dà sicurezza e per questo il mondo dei social funziona così bene, perché lo ha capito e fa leva su questa nostra caratteristica per muovere l’economia, la moda, il pensiero comune.
Gesù va controcorrente usando un metodo che per questo mondo è altamente fallimentare: non conta il consenso ma conta il progetto e il bene che ne deriva. Ai discepoli che cercano gloria e onori risponde di stare indietro con chi va più lento, con chi non sta al passo, chiede di servire, raccogliere e accompagnare anche i più deboli, come farà Lui sempre. Mentre il mondo ci propone di stare al centro dell’attenzione per essere riconosciuti, Gesù ci chiede di decentrarci per essere servizievoli. Ambedue ci dicono che è la strada giusta per trovare noi stessi e il senso del nostro vivere ma, mentre il mondo non dà garanzie, Gesù ci avverte che sarà dura (Lui finirà rifiutato e in croce) ma che troveremo ciò che profondamente cerchiamo. Nella Seconda Lettura l’apostolo Giacomo è esplicito negli esempi e credo tutti possiamo riconoscerci. Decentrarsi come fa una madre che accudisce i propri figli, come fa un padre per educarli e sostenerli, come fa un cuore innamorato che ragiona non di testa ma con l’istinto dell’amore. Decentrati per essere costruttori di un Bene che va oltre la gratificazione personale e raggiunge l’apice nel mentre si fa, al di là del tornaconto e del riconoscimento pubblico.
Ha una valenza sociale rivoluzionaria la domenica che stiamo vivendo: tutti desideriamo il bene, tutti invochiamo la pace, ma non sempre ci rendiamo conto di quanto la nostra vita abbia un peso in questi processi. Abituati ad avere e ottenere tutto grazie all’evoluzione scientifica di cui siamo capaci, questa società ha scordato il valore del singolo gesto e della scelta di campo personale per il bene. Mi imprimerei sul petto il versetto 18 della lettera di San Giacomo: “Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia”! Quanto prezioso ricordarlo ma nello stile umile e concreto che Gesù propone ai Suoi e ci mostrerà nell’ultima ora. Non la gloria umana degli applausi e dei grandi riconoscimenti ma l’azione coraggiosa e concreta quotidiana che genera un cambiamento significativo qui e ora: plasmarsi come umili operatori di pace nelle relazioni familiari, lavorative, con i vicini, nei gruppi genitori o tra gli amici; costruttori di giustizia nelle scelte al lavoro, nei piccoli o grandi affari economici che possiamo fare, nello sguardo verso chi ci vive accanto ed è in difficoltà; volontari nei servizi di attenzione, aggregazione, vicinanza che ci sono nelle.nostre comunità parrocchiali o nelle associazioni di quartiere. Quante opportunità per decentrarci e diventare seminatori di una pace che genera Giustizia effettiva e per tutti!
Sono convinto che, permettendo alla Sua Parola di plasmarci, diventeremmo comunità rivoluzionarie nell’amore, e ognuno di noi un testimone controcorrente di uno stile luminoso e coinvolgente. Lasciamoci Abitare dalla Sua Parola e dal Suo Corpo e cerchiamo pace non nell’applauso Comune bensì nelle azioni di bene che possiamo. Un cammino certo in salita ma efficace per gli altri e anche e soprattutto per noi.
Sap 2,12.17-20 Sal 53 Giac 3,16-4,3 Mc 9,30-37
