Fil.2, 12-18 Dedicatevi alla vostra salvezza. E’ Dio che infatti suscita in voi il volere e l’operare.
Salmo 26 Il Signore è mia luce e mia salvezza
Lc 14, 25-33 Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
La traduzione del Vangelo di oggi vuole addolcire con il “non mi ama più di quanto ami” l’originale “odiare”. Oggi ci viene detto di odiare Ci chiede di entrare nella cultura ebraica, che non usa mezzi termini, e relazionare l’odio con ciò che ci allontana da Dio. L’odio di cui parla il Vangelo non è un sentimento: è un atto,la scelta di allontanare, respingere da noi ciò che ci impedisce di seguire pienamente il Signore. Possono essere i nostri affetti e gli impegni della nostra vita professionale, per esempio, gli impedimenti a questo riguardo? Sì, quando si pongono come alternativa affettiva a Cristo. Perché se per primo viene Dio, tutto ciò che segue è un dono. Le relazioni affettive, anche le più importanti, non sono un possesso o un prodotto umano, ma sono un dono da custodire. Siamo invitati a essere capaci di comprendere quello che abbiamo e quello che non abbiamo senza rendere né questo né quello un idolo. Seguire Gesù significa la libertà di essere ciò che siamo e di vivere quello che viviamo, e null’altro.
