Domenica 18 febbraio – 1° di quaresima

La prima domenica di quaresima è caratterizzata dal racconto evangelico dell’esperienza dei 40 giorni nel deserto di Gesù. A pochi piace soffermarsi su questo passaggio del Vangelo perché rievoca digiuni, sacrifici, fatiche e soprattutto perché dà una connotazione dura e cruda di questo tempo di preparazione alla Pasqua che siamo chiamati a vivere. Eppure questo passaggio di Gesù è centrale anche per le nostre vite, ma serve capirlo ed entrarci dentro in punta dei piedi e con una grande disponibilità e onestà del cuore.
Quest’anno è l’evangelista Marco che racconta, e lo fa nel suo solito stile molto sobrio e puntuale, senza dilungarsi né raccontare troppo (in lui non troviamo specificate le tentazioni) ma illustrando una situazione pressoché irreale nella quale Gesù è servito dagli Angeli e convive pacifico con le bestie pericolose di quell’ambiente, genericamente “tentato da Satana”.
Il primo aspetto interessante è il verbo usato per dire che è lo Spirito a spingere il Figlio di Dio nel deserto. Infatti è lo stesso verbo che nel vangelo verrà usato per raccontare come Gesù scaccia demoni, caccia via i commercianti dal tempio e, nelle parabole del Regno dei cieli, vengono allontanati coloro che non meritano salvezza. Quel “sospinse” è in verità un “cacciare”, un verbo quasi di violenza, come se lo Spirito obbligasse Gesù a questa esperienza. Colpisce molto questa scelta dell’evangelista Marco e la trovo estremamente azzeccata, soprattutto in relazione alle prime due letture che ci narrano un tempo di purificazione, di verità, di salvezza ma che passa attraverso un momento di buio, di fatica, di prova. Nella prima lettura leggiamo del diluvio, che apre solo in secondo momento all’arcobaleno di una nuova alleanza e ricostruzione, mentre nella seconda lettura ci è offerta la salvezza di Gesù che passerà attraverso la cruda porta della croce. Ma non è così la vita di tutti noi? Siamo nati attraverso la sofferenza delle nostre madri che ci hanno partorito e abbiamo vissuto e vivremo passaggi difficili ma che ci faranno crescere ed evolvere. Siamo ciclicamente “cacciati” dentro a periodi di crisi e fatiche che ci portano a trasformare le nostre scelte, le nostre idee, plasmano e ridisegnano la nostra stessa vita. È una illusione quella di poter vivere senza mai subire qualche prova. Dobbiamo riconoscere un potere enorme che ci è dato: quello di stare dentro a questi deserti, armati non delle nostre idee a cui stiamo aggrappati, ma della Fede che ci dice che niente è mai per una sconfitta ma tutto può evolvere in nuova possibilità. Cacciati dentro a crisi coniugali, crisi lavorative, lutti improvvisi, prove fisiche causate da malattie e molto altro, possiamo scegliere di maledire la vita (e addirittura il creatore) oppure possiamo scegliere di starci dentro, lasciandoci “servire dagli angeli” ovvero presi per mano dal Padre innamorato. Gesù convive nel deserto con le bestie feroci, immagini del maligno e della nostra paura. Convive in pace perché solo accogliendo la prova con la forza delle Fede, ovvero con la certezza che in Dio non siamo mai persi, allora riusciamo anche a domare la paura e a conviverci senza farci sopraffare. 
Constato, innanzitutto in me, ma anche come atteggiamento comune, che non accettiamo che la vita prenda pieghe che non erano nei nostri piani: vogliamo essere sempre noi a decidere e controllare le sorti delle situazioni che viviamo. nelle relazioni, nella salute, nei progetti.. o va come voglio io o ci chiudiamo depressi e arrabbiati contro tutto e tutti. Il deserto è luogo dove accogliere e trasformare in occasione ogni situazione, consapevoli che assieme a Dio niente sarà votato alla non gioia. 
Per questo Gesù uscirà da questi quaranta giorni e predicherà di convertirsi ovvero cambiare mentalità, di non aver paura della prova ma di coglierla come momento di purificazione, di verità, e di credere nel Vangelo cioè nella Buona Notizia che, se anche questo mondo è segnato dal male che fa male, seguendo Lui troveremo sempre una strada felice da seguire. 
Facile? No, mai. Ma necessario perché solo così possiamo cogliere il bello e vivere a pieno ogni nostro giorno. Quando ci fossilizziamo in relazioni tossiche, quando ci fossilizziamo sulla nostra visione della realtà, quando ci fossilizziamo sulle nostre idee circa gli altri, allora rendiamo sterili i nostri giorni, i nostri affetti e la nostra stessa mente. Quando accogliamo la vita, anche se in salita, e fiduciosi in Lui attraversiamo anche la crisi più profonda, allora il Dio della Vita ci accompagnerà a dissolvere il buio e a ritrovare la Luce. 
Tempo di Quaresima è tempo di verità: con il cuore grato e sicuro in Lui, lasciamoci “cacciare” dentro al deserto che tanto temiamo, ed entriamoci aggrappati alla Fede nel Dio della Vita. Ne usciremo rinnovati e liberi.

Gen 9,8-15   Sal 24   1Pt 3,18-22   Mc 1,12-15

Un commento

  1. Nella prima lettura trovo un particolare interessante: Dio parla (per la prima volta) di alleanza, ma non solo di alleanza con Noè e famiglia, ma anche “tra Lui e la terra”. E questo mi sembra significativo oggi, quando anche la Chiesa si preoccupa del rispetto e della cura che l’uomo deve avere per la rerra che gli è stata affidata.
    Il Vangelo di s. Marco parla in modo molto sintetico delle tentazioni di Gesù nel deserto. Curioso è il suo intrattenersi con le bestie selvatiche, di cui non fa cenno Matteo, che pur descrive le tentazioni in modo ben più esauriente. S. Marco vuole certamente alludere anche qui alla divinità di Gesù, per mezzo del quale anche gli animali sono stati creati, e di cui egli è pertanto signore. Matteo poi in modo anche più chiaro di s. Marco dice che “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto PER essere tentato dal Diavolo”. Lo Spirito Santo, per così dire il regista della vita umana di Gesù, vuol far vedere che egli è vero uomo, simile a noi in tutto meno che nel peccato. Se quindi fu tentato Gesù, è inevitabile che siamo soggetti alla tentazione anche noi. E certamente le tentazioni di Gesù furono tentazioni vere, non simboliche o tentazioni per modo di dire. Doverosamente quindi dobbiamo pregare il Padre di “non abbandonarci alla tentazione”, che pur di tanto in tanto arriverà: ma abbiamo da un lato la certezza che essa non sarà mai superiore alle nostre forze, dall’altro dobbiamo metterci in condizione di ricevere e avvalerci della grazia di Dio, il cui veicolo principale sono, com’è ben noto, i Sacramenti.

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