Il male nel mondo è un grande mistero da sempre: da dove viene? Perché c’è? Perché l’uomo non è capace di sconfiggerlo o addirittura a volte ne è attratto? Queste e altrettante domande ci affollano la mente, mentre assistiamo inermi al dolore causato dalla violenza e dalla cattiveria umana ma anche mentre constatiamo il risultato di catastrofi ambientali che lasciano dietro sé vittime e distruzione. Queste e altrettante domande sorgono dolorosamente spontanee mentre ci troviamo a vivere il male della malattia o la fatica del distacco imposto dalla morte. Il male c’è da sempre e con esso il desiderio di dare una risposta alla sua origine e il desiderio di trovarvi un senso. La prima lettura ci riporta il racconto di Genesi che vede il male come una disobbedienza nata dalla fragilità umana di fronte alla tentazione, e personifica il male nel serpente, il tentatore, un soggetto altro che ci attira a sé illudendoci e ammaliandoci. Questa interpretazione nasce da un’attenta analisi di ciò che ci porta a sbagliare nella vita, per trovarci intrappolati nel male: da sempre le scelte sbagliate sono mascherate da bene, accompagnate da brillanti giustificazioni e addirittura coperte dall’orgoglio che ci fa nascondere la verità anche a noi stessi. È un racconto quello della Genesi, ma tocca molti aspetti profondamente concreti che attraversano ogni tempo e restano drammaticamente intatti nella loro verità.
Il male c’è quindi, ma per fortuna c’è anche il bene e sa fare la differenza ed essere proficuo. Gesù guarisce malati e scaccia demoni ma, soprattutto in questa sua seconda capacità, è messo in discussione: come può essere così forte qualcuno da poter scacciare perfino i demoni? Il male infatti, oltre a fare male, fa anche paura, tanta paura, e sembra che non possa avere rivali più forti di lui. Coloro che hanno viaggiato da Gerusalemme per incontrare Gesù e metterlo alla prova, sono convinti (come tanti di noi) che il male sia comunque più forte, e per questo accusano Gesù di esserne complice. Un processo assurdo, perché se è vero che il male ci fa paura e fa male, di fronte a Chi riesce a contrastarlo, dovremmo provare solo gratitudine e rispetto. Gesù, nel rispondere loro, usa una affermazione forte, ovvero afferma che un peccato non verrà perdonato: la bestemmia contro lo Spirito Santo! Quella forza che, dopo il Sì di Maria, le ha permesso di diventare madre di Gesù, quella presenza che scende su Gesù all’inizio della sua vita pubblica, quel fuoco che incendierà gli animi dei discepoli rendendoli predicatori e testimoni coraggiosi del Vangelo, è un vento impetuoso quanto leggero che sa trasformare ogni cosa: impetuoso nello scacciare il male e leggero nel far germogliare Vita. Bestemmiarlo significa non riconoscerne la forza restando inermi di fronte al male perché “tanto non possiamo farci niente”. Il Vangelo si conclude con Gesù che afferma che la sua famiglia è chi compie la Sua volontà: questa è la missione che ci è affidata. Il male c’è e dilaga indisturbato se non ci convinciamo, non affermiamo e non concretizziamo che il Bene, il Suo Bene, l’Amore infinito e di Giustizia sa essere più forte. Papa Francesco lo ripete spesso e lo disse anche ai giovani durante la Gmg in Polonia: non possiamo essere cristiani da divano ma con gli scarponi ai piedi, tipici di coloro che vogliono camminare e fare la differenza oggi, qui e ora, contro il male, per seminare il bene.
Mi vengono alcune considerazioni molto molto concrete ma che possono diventare passi di cambiamento in ognuno di noi. Innanzitutto ricordiamo a noi stessi e agli altri che lo Spirito Santo è forza che sconfigge il male: quando si accendono i nostri discorsi polemici, distruttivi, giudicanti, su qualsiasi argomento, dalle guerre nel mondo a quelle delle nostre relazioni, dal giudizio verso gli altri alla politica, proviamo a volgere al positivo il discorso, cercando modi diversi e propositivi per affrontare le difficoltà. Non permettiamo mai che, anche una semplice chiacchierata, diventi la fossa della nostra e altrui speranza, ma diventiamo artefici di pensieri di luce e strategie di pace. Altra considerazione molto concreta: di fronte alle difficoltà della vita come quelle relazionali, lavorative, globali, mettiamo umilmente in discussione noi stessi prima di puntare il dito sugli altri. Se non ci rendiamo consapevoli dei “demoni” che abbiamo dentro di noi, non possiamo chiedere a Gesù di scacciarceli. Certo è molto più semplice riconoscere quelli degli altri, ma serve l’umiltà di riconoscerci noi per primi bisognosi di cambiamento. Questa umiltà ci renderà molto più silenziosi di giudizi e molto più sensibili al bene, a volte nascosto, presente in tutti. Ultima cosa: domandiamoci sempre come poter essere strumento nelle mani dello Spirito Santo per scacciare il male che attanaglia questo nostro tempo. Ognuno di noi ha un bagaglio di tempo, forze e capacità che può investire per diventare volto della forza dello Spirito.
Gen 3,9-15 Sal 129 2Cor 4,13-5,1 Mc 3,20-35
