In fondo Giovanni è morto da pochissimo e Gesù comprensibilmente cerca un attimo di solitudine, forse per vivere l’umano sentimento del dolore per la morte di una persona cara. Eppure anche in questa situazione in cui si è massimamente concentrati su di sé, ritorna instancabile alla famiglia umana che gli sta intorno e con amore (sentì compassione), provvede ai bisogni di ciascuno senza dimenticare nessuno. Nel farlo non usa mai la strategia del dividere, ma sempre quella dell’Unione. Gesù non manda nessuno indietro e nella condivisione sazia tutti. Con la delicatezza e la radicalità della compassione, siamo invitati ad avere il coraggio di chiedere, di vedere i bisogni degli altri, di condividere e di non separare….
Matteo 14- 13,21

Abbiamo qui il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci, la stessa letta giorni or sono dal cap. VI di s. Giovanni. Si osserva che questo secondo racconto è più preciso e circostanziato di quello di s. Matteo. La spiegazione potrebbe essere questa (non presumo di essere io il primo a trovarla, per carità!). Matteo scrive intorno al 70 d.C. (io propenderei per un poco prima), quando un buon numero di coloro che erano stati presenti al miracolo erano ancora in vita, e potevano dire “io c’ero” , o “mio padre c’era”, e quindi anche senza una totale precisione non c’era rischio di smentita. Invece s. Giovanni scrive intorno al 100, ben lontano dalla Palestina. La precisione nei dettagli (Filippo disse, c’era anche Andrea, che disse…) attesta la presenza dell’autore quale testimone oculare, quando ormai quasi più nessuno dei beneficiari del miracolo era più in vita. È la ragione per la quale Giovanni più volte, quando racconta un fatto, oltre a puntuali dettagli, precisa anche l’ora in cui avvenne.