Mercoledì 3 luglio

Tommaso è deluso, amareggiato, sconfitto. Il suo terremoto ha un nome: crocifissione. Lì sul Golgota ha perso tutto: la fede, la speranza, il futuro, Dio. E’ scappato, come gli altri, per la paura di essere trovato e ucciso. Umiliato e sconvolto, si è trovato al Cenacolo con gli apostoli che gli hanno raccontato di avere visto Gesù. Tu Andrea? Tu Giacomo, tu Giovanni e sopratttutto tu Pietro? Deve aver chiesto: Voi mi dite che è vivo? Siete scappati tutti. Come faccio a credervi? Tommaso è uno dei tanti scandalizzati dall’incorenza di noi discepoli. Il patrono dei delusi dalla Chiesa. Eppure resta, non se ne va, arrabbiato. E fa bene: perché Gesu’ torna proprio per lui. Gesu’ è straordinario proprio per come ribalta le nostre aspettative: saremo felici  se crederemo senza vedere o meglio se riusciremo a vederlo vicino sempre mentre ci mostra le sue ferite per aiutarci a guarire le nostre.

Un commento

  1. Non siamo troppo severi con il povero s. Tommaso! Vorrei vedere oggi come reagirebbe una persona che, rientrando dove sono i suoi compagni, si sentisse dire da questi: “Mentre tu non c’eri, è venuto da noi, passando attraverso la porta ben chiusa, il nostro maestro, che tutti sappiamo essere morto e sepolto da alcuni giorni”.
    Non dimentichiamo che, tranne i dieci apostoli e qualche donna che avevano visto il Risorto, tutti da allora fino a noi sono stati e sono nella condizione di Tommaso: dobbiamo credere alla resurrezione fidandoci di altri, nel caso nostro della Chiesa, che da duemila anni circa la proclama; anzi, Tommaso non aveva neppure la Chiesa cui credere, aveva gli altri apostoli, fino ad allora semplici compagni.
    Concludo pensando con tristezza a quanti tuttora, nel XXI secolo, non solo non credono alla Resurrezione, ma scrivono libri, articoli o appaiono in TV negando o mettendo in dubbio l’esistenza storica di Gesù.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *