Ci sono due modi di intendere e vivere la fede: da una parte i discendenti di Abramo e dall’altra i figli- figli amati – di Dio. Da una parte una fede fatta di legami, simboli, tradizioni e regole. Siamo i discendenti di, portiamo quel cognome, la nostra storia non è che la somma della storia di quelli che ci hanno preceduto, spesso dimenticando l’origine di tutto. Abramo è colui che ha saputo ascoltare la parola di Dio e per questo ha lasciato la sua terra, ma chi dice di essere suo discendente talvolta non sa accogliere la parola di Dio, che si è fatta uomo, carne, presenza. Dall’altra, una fede che parte dal sentirsi figli amati e per questo pienamente liberi, con tutto il carico di responsabilità e di scelte che la libertà comporta, quasi ci disorienta. La Parola, in questo tempo di Quaresima, può essere per noi costante ritmo di cammino verso la vita libera da altri padri, da altri dei. Come una lente ci permette di guardare a fondo e più in là di dove siamo soliti fermare il nostro sguardo. Cogliamo l’occasione di metterci in ascolto, per accogliere, per sciogliere i lacci che ci rendono schiavi.
