Sabato 16 novembre

Come ogni giorno, oggi la Parola ci stimola su molteplici aspetti: gratitudine, carità, giustizia e altri. Mi voglio però soffermare sul bisogno di pregare indicato nelle prime righe del vangelo di oggi e propongo un brano della catechesi del papa sulla preghiera. 
“…La preghiera è uno slancio, è un’invocazione che va oltre noi stessi: qualcosa che nasce nell’intimo della nostra persona e si protende, perché avverte la nostalgia di un incontro. Quella nostalgia che è più di un bisogno, più di una necessità: è una strada. La preghiera è la voce di un “io” che brancola, che procede a tentoni, in cerca di un “Tu”. L’incontro tra l’“io” e il “Tu” non si può fare con le calcolatrici: è un incontro umano e tante volte si procede a tentoni per trovare il “Tu” che il mio “io” sta cercando…”
Papa Francesco 
Qual è allora la forma migliore di preghiera?
La risposta la troviamo nel Vangelo: la preghiera insistente, perché l’insistenza è una professione di fede.

3 Giov 1,5-8 Salmo 111 Luca 18, 1-8

Un commento

  1. Il Vangelo di oggi termina con una delle frasi più sconcertanti dell’intera Scrittura: “Tuttavia, quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà ancora la fede sulla terra?” Risulta con certezza dalla Rivelazione che al ritorno di Cristo l’ultimo giorno il genere umano non sarà estinto, ma uomini ne saranno sorpresi ancora in vita. Probabilmente Gesù prospetta il caso estremo in via teorica, essendo improbabile che proprio più nessuno, quando Egli arriverà, sarà rimasto credente. È però un dato di fatto che l’ateismo pratico, almeno nel nostro mondo occidentale “progredito”, sta sempre più diffondendosi. È anche vero che l’avvento di Cristo giudice – almeno secondo la nostra scala temporale – non è probabilmente tanto prossimo: ma dobbiamo anche tener presente: “Vigilate, perché non sapete né il giorno né l’ora”.

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