Domenica 12 Settembre

Il Vangelo di questa domenica ci trova tutti (almeno credo) solidali con Pietro. Chi di noi non avrebbe reagito allo stesso modo di fronte alle parole di Gesù che annuncia la sua sofferenza, il rifiuto di coloro che detenevano il potere religioso e la propria uccisione? Quando ami una persona la vuoi proteggere, questo è universale, e quando non riesci ad evitarle il dolore vorresti assumerlo tu, caricarti la sua sofferenza per alleggerirla. Scriveva Edith Stein nel suo Diario “Si vorrebbe essere un Balsamo per molte ferite”. Lo abbiamo sperimentato tutti, a volte in maniera drammatica. Il Male è un’esperienza dura da digerire, sempre. Parlando con un Poliziotto questa settimana, confessava che la fatica più grande del suo lavoro è incontrare sempre situazioni di dolore e violenza che devi poi saper chiudere nell’armadietto dello spogliatoio, per riuscire a tornare a casa e viverti i tuoi affetti e la tua vita. Ma quanto è difficile!? Penso anche a coloro che, infermieri o medici, lavorano a stretto contatto con la malattia e la speranza, la lotta e l’attaccamento alla vita. Quanti esempi potremmo fare ancora esplorando anche tantissime esperienze domestiche di dolore e coraggio. Chi anche soltanto sfiora quanto il male sappia trasformare l’esistenza umana, non può non capire Pietro, discepolo semplice e impulsivo, che di fronte a quel Gesù che gli ha trasformato la vita e ora annuncia quella che agli occhi del mondo è una sconfitta, si ribella. Eppure Gesù non ci sta e addirittura lo ammonisce chiamandolo Satana: “tu non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini”. Ma Dio allora come pensa? 

L’esperienza di Gesù ci dice che non dobbiamo temere il male, perché sempre si apre una via di Salvezza. Il male c’è, fa parte di questa nostra dimensione terrena. Far finta che non ci sia o rifiutarlo, significa lasciargli spazio di azione e potere su di noi. Esso usa la nostra paura per schiavizzarci e tenerci legati a lui. Come possiamo reagire diversamente? 

Gesù indaga su cosa abbia capito la gente e su cosa abbiano capito i discepoli sul suo conto. Poi racconta chi è: il Figlio di Dio non è colui che ci protegge sotto una campana di vetro dagli assalti del male ma è Colui che sperimenta il male del mondo, per mostrarci che non siamo soli ad attraversarlo, non siamo inermi di fronte ad esso, ma siamo salvati dalla prospettiva della vittoria, la risurrezione. Se perfino la morte è stata vinta con una nuova Vita, ogni sofferenza, malattia, sconfitta o esperienza del maligno può essere sconfitta anche da noi, con il coraggio e la consapevolezza raccontata dal Profeta Isaia nella prima lettura. Non “evitare” quindi (che è impossibile) ma abitare con fiducia anche questa dimensione, che nella vita c’è, per tutti. Il più grande ostacolo è proprio quel Pietro che abita in noi e ci porta a voler proteggere chi amiamo, illudendoci di poterli privare in assoluto di ogni esperienza di dolore. Ricordiamo come egli stesso non riuscirà ad evitare il dramma della croce a Gesù, a causa della fragilità della sua natura umana. Oggi c’è la convinzione di risparmiare i propri figli e i giovani dalle prove della vita, con il risultato di una loro fragilità sempre maggiore nell’affrontare le situazioni di difficoltà. Il benessere esasperato che cerchiamo, ci porta a rifiutare i normali passaggi che tutti dobbiamo fare per diventare consapevoli dei nostri limiti e delle nostre potenzialità. Gesù ci mostra questa strada: il male c’è ma tu sei più forte e puoi superarlo. Anche il male supremo, la morte, non è la vittoria finale dell’avversario, perché vi è una Vita più grande che lo ha già vinto. Ma necessita che entriamo sempre più dentro questa consapevolezza per sconfiggere la paura che poi diventa quella rabbia e sfiducia che ci si attaccano al cuore intristendo i nostri giorni. “Rinnegare se stessi” non significa annullarsi ma affidarsi, saper confidare che, nella prova, siamo presi per mano e per questo possiamo entrarci dentro con coraggio.

La pandemia, le crisi economiche, i passaggi difficili del tempo che passa e ci trasforma.. questo e molto altro ci fa paura ma siamo chiamati a sconfiggere questa immediata e tossica emozione con la consapevolezza di essere figli della Salvezza che Gesù ci ha donato. Non evitare ma affrontare forti di questa fiducia. 

Bellissimo il Salmo 114 anche se qui riportato solo in parte: usiamolo come preghiera nei momenti in cui ci sentiamo fragili. I salmi sono parole ispirate che hanno il dono di entrare nel cuore per trasformarlo, e noi abbiamo bisogno di farci plasmare da parole d’Amore! La Parola è per eccellenza Amore che rende forti e luminosi, lasciamoci abitare da Essa.

Is 50,5-9   Sal 114   Giac 2,14-18   Mc 8,27-35

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