Domenica 25 Luglio

Le letture di questa domenica ci propongono due moltiplicazioni dei pani: il profeta Eliseo nella prima lettura dal Secondo Libro dei Re, e Gesù nel racconto Giovanneo! Un miracolo tra i più noti anche oggi per quel senso di mistero legato alla dinamica dei fatti e perché quando si parla di cibo, si tocca la sensibilità di molti. In realtà sono pagine che ci offrono un insegnamento di stile più che mai attuale.

Gesù vede la folla che lo segue affascinata dai miracoli e dalle guarigioni che compie, e sa che la Pasqua, festa della liberazione del Popolo d’Israele dalla Schiavitù d’Egitto, è vicina.  Vuole un segno, forte, pasquale cioè di Liberazione, e vuole che faccia breccia sulla gente. Se avesse voluto sfamare tutti lo avrebbe fatto anche da solo, senza chiedere l’intervento di nessuno, ma invece chiede a Filippo come fare, e Andrea, probabilmente vicino a loro in quel momento come gli altri discepoli, interviene presentando un ragazzo con cinque pani e due pesci, proprio quello che voleva Gesù. Non importa se è poco, come subito sottolinea Andrea, ma a Gesù basta quel poco per farlo diventare il tutto. Non è un miracolo di Gesù questo, è il miracolo della Collaborazione e della Condivisione. Così è anche nella prima lettura dove Eliseo raccoglie un’offerta data a lui per farla diventare cibo per tutto il popolo. In ambedue i casi c’è qualcuno che offre, qualcuno che condivide e molti che ne traggono beneficio! Semplice da scrivere, difficile da realizzare nella realtà quotidiana, perché quei pani e quei pesci non sono il sopravanzo di quel ragazzo, sono il suo tutto! È la logica che viene stravolta: non più “do quanto posso per aiutare qualcuno”, bensì “uso diversamente ciò che ho, per aiutare quanti più posso!” Per questo credo che, in tutta la scrittura, queste siano tra le pagine più politiche (non partitiche) che possiamo leggere. Se le annacquiamo con i nostri ragionamenti, volti solo a giustificare un uso privatistico ed egoistico dei beni, allora tradiamo il vero insegnamento di queste pagine, che non trasudano tristezza per quanto si perde ma meraviglia e abbondanza per quanto si ottiene. Papa Francesco nell’Enciclica Fratelli Tutti, pur ispirata al brano del Buon Samaritano, scrive delle righe molto interessanti su questo tema: “L’individualismo non ci rende più liberi, più uguali, più fratelli.” (…) “Ma l’individualismo radicale è il virus più difficile da sconfiggere. Inganna. Ci fa credere che tutto consiste nel dare briglia sciolta alle proprie ambizioni, come se accumulando ambizioni e sicurezze individuali potessimo costruire il bene comune.” N.105; “Una società umana e fraterna è in grado di adoperarsi per assicurare in modo efficiente e stabile che tutti siano accompagnati nel percorso della loro vita, non solo per provvedere ai bisogni primari, ma perché possano dare il meglio di sé, anche se il loro rendimento non sarà il migliore, anche se andranno lentamente, anche se lo loro efficienza sarà poco rilevante.” N.110 E infine, sulla Solidarietà, scrive: “È pensare e agire in termini di comunità, di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni da parte di alcuni. È anche lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della terra e della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. È far fronte agli effetti distruttori dell’Impero del denaro […]. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia” n.116

Ispirati da queste pagine della Scrittura e dalla necessità di cambiamento che il Papa stesso promuove, oggi ci viene chiesto di prendere il posto di quel ragazzo che (attenzione) non fa da solo il bene, ma mette nelle mani del Signore ciò che può, seppur sia ben poco, perché con il suo contributo Gesù possa sfamare quella folla. Non esisterà mai un bene comune finché continuiamo a pensare che “gli altri” devono capire me, “gli altri” devono fare diversamente, “gli altri” devono guadagnarsi le cose e “gli altri” devono meritarsi tutto.. ecc.. Proviamo a metterci nell’ordine di idee di fare spazio, di cambiare radicalmente qualcosa di noi o di nostro affinché il bene raggiunga tutti, che non andrà meglio quando gli altri la penseranno come me, ma quando io avrò iniziato a incontrare e fare spazio a loro, tanto più se meno fortunati di me. Collaborare e Condividere è una legge che, se ci pensiamo, possiamo attuare ovunque e trasforma le relazioni e gli equilibri. Qui in città sperimentiamo spesso come gli assistenti sociali siano pochi e sovraccarichi di lavoro, ed è bello vedere che, più che la critica facile, questo muove singole persone a prendersi a carico, in grande semplicità ma con altrettanta concretezza, le situazioni di necessità in generale, spendendo tempo ed energie. Questo è il bene possibile e concreto che si moltiplica e raggiunge molti, questa è la legge della Collaborazione e della Condivisione, e sono convinto che ognuno può inventare a suo piacimento il modo per imitare quel ragazzo che, assieme a Gesù, ha sfamato una quantità enorme di persone. “Niente cambia se non cambi niente” recita un detto. Noi possiamo cambiare molte cose fidandoci che in Gesù niente di ciò che condividiamo è perso ma tutto moltiplicato!

2Re 4,42-44   Sal 144   Ef 4,1-6   Gv 6,1-15

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