Domenica 12 gennaio – Battesimo del Signore

Oggi la Chiesa celebra il Battesimo di Gesù, ed è molto bello il racconto di come avvenne: Giovanni vedendolo dinanzi a sé, giustamente si ribella “sono io che ho bisogno di te” (Mt3,14), ma Gesù incalza “lascia fare per ora” (Mt3,15). Ci sono tre aspetti che mi colpiscono. 
Il primo è che anche Gesù si affida ai segni e ai gesti. Quanto sono importanti nella nostra vita? Quei gesti di affetto come un abbraccio, un bacio, certi sguardi particolari e unici! Noi in realtà viviamo di questo! E se ne siamo privati ci sentiamo vuoti, soli, tristi. Per un bambino che cresce è importante sentire e percepire, attraverso di essi, che è amato. Se questo è vero umanamente, è altrettanto vero spiritualmente: quante volte siamo rinati nello Spirito attraverso gesti, segni o momenti importanti che hanno segnato la nostra fede: un momento di preghiera particolare, una celebrazione, un sacramento ricevuto, una comunità che mi ha accolto. Il nostro cammino di fede non è solo testa, solo formule, solo volontà, ma è impregnato di quella calda umanità che solo dei gesti tangibili sanno trasmettere. Come è fondamentale nelle relazioni permettere all’altro di scavarci e svelarci a sé e a noi stessi, così è fondamentale nella fede lasciarsi toccare e scavare. Gesù lo fa attraverso questo momento importante dove, facendosi battezzare nell’acqua da Giovanni, permette allo Spirito di scendere e alla voce del Padre di manifestarsi, innanzitutto a lui stesso per essere confermato nella sua missione, e poi anche a noi tutti per comprenderne l’identità.
Il secondo aspetto che mi provoca è l’acqua: essa dà il senso della purezza, la usiamo per lavare ma anche per bere e vivere, è fonte di divertimento come fonte di preoccupazione e distruzione. È una forza, anzi, “La” forza della Natura. Una continua goccia d’acqua può scavare una roccia e, con tenacia, un flusso d’acqua si apre la strada nei pertugi più improbabili. Essa è immagine di ciò che la fede vorrebbe fare in noi: entrare, fin nelle profondità più nascoste, per svelarci quella parte di noi stessi che si chiama Spiritualità e che troppo spesso trascuriamo, proiettati come siamo nella nostra quotidianità fuori da noi stessi. Non tutto dipende da noi e non tutto possiamo decidere e regolare, ma tutto possiamo affrontare e trasformare. Curare la propria Spiritualità significa proprio scoprire questo nostro mondo interiore e ricavarne la forza per fare nostra ogni vicenda che la vita ci pone dinanzi. L’acqua che purifica e l’acqua che scava sono immagine proprio di questo essere plasmati e di questo lasciarci plasmare dalla Sua presenza che entra e sempre più ci svela a noi stessi.
Infine mi piace soffermarmi sull’ultima immagine di questo Vangelo, dove i cieli si aprono, scende lo Spirito sotto forma di colomba e si ode la voce del Padre. Per noi il cielo è sinonimo di infinito, invece c’è un “oltre”, un “di più” che solo lo sguardo della fede può cogliere e contemplare. Esso ci appartiene e completa la nostra umanità. Senza questo “oltre” restiamo solo materia destinata a consumarsi. La voce del Padre, che si fa udire da questo squarcio di cielo, ci rivela che siamo plasmati dal fango e resi vivi dallo Spirito, che abbiamo i piedi per terra e lo sguardo che punta lontano, che siamo impastati di sogni e realtà. Questo siamo, questo ci rivelerà Gesù nel corso del Suo peregrinare e predicare, insegnandoci ad essere cuori che credono e costruiscono quell’”oltre” già qui, su questa terra, preparandoci a viverlo in pienezza nel cielo.

Is 42,1-4.6-7   Sal 28 At 10,34-38   Mt 3,13-17

Condivisione quotidiana

UNITÀ PASTORALE ARCELLA
Right Menu Icon