2 pensieri riguardo “Vale di più la vita o la libertà

  • 17 Marzo 2022 in 08:44
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    Per riprendere Fiorenzo e Renata con cui sono perfettamente d’accordo: In effetti è calandosi nella realtà della situazione che la questione diventa estremamente reale e concreta.
    Ma proprio per questo diventa cruciale allenarci alla conoscenza e all’approfondimento dei principi cui intendiamo uniformare il nostro comportamento, ben consci poi che qualora vedessimo nostro figlio in coma da sei mesi, la nostra casa bruciata/demolita da una bomba o i nostri famigliari assassinati….
    Allora misericordia e non giudicare rimangono cruciali per la sequela di Cristo ma di tutt’altra intensità di fatica.

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  • 16 Marzo 2022 in 12:47
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    Questo intervento di Vito Mancuso, così chiaro da un lato – con il parallelo tra le questioni sul fine vita e quelle dell’intervento militare a favore del popolo ucraino – e così sicuro dall’altro – lui si schiera decisamente per la seconda delle alternative: in sintesi, con le sue parole, la vita o la libertà – lascia spazio a molte riflessioni.
    La prima, che il testo non sembra indicare a quale criterio fare riferimento nella scelta tra i due valori in gioco. Cosa può far propendere per l’uno o per l’altro? A cosa ispirare l’inevitabile e faticoso lavoro di discernimento che può portare alla decisione, pur sofferta, per l’uno o per l’altro? In tutto lo scritto non è mai nominato, nemmeno una volta, l’Amore, che, secondo il Vangelo, dovrebbe ispirare le scelte di ogni cristiano. Ciò che determina la scelta è capire da che parte pesa di più il bene, in un complicato equilibrio tra bene per sé e bene per l’altro. L’alternativa – vita o libertà – qui appare più una scelta certo etica, chiaramente apprezzabile, ma una scelta civile, non invece ispirata al principio evangelico.
    Ma supponiamo, data la storia personale di Mancuso, che questo sia dato per scontato. Se è così, abbiamo l’impressione che, davanti a questa alternativa, il mondo cattolico sia diviso, come spesso accade, non tra l’una e l’altra scelta, ma piuttosto in modo diverso, trasversale, a seconda del problema che si pone. Nel concreto, per tornare alle questioni dalle quali siamo partiti, la sensazione è che una parte dei cattolici (semplificando molto, chiamiamoli “tradizionali”) sceglierebbe a proposito del fine vita, la vita ad ogni costo, ma per l’invasione dell’Ucraina l’aiuto anche militare, se non proprio l’intervento, in favore degli Ucraini; un’altra parte (sempre con grande semplificazione, i cosiddetti “progressisti”) sceglierebbe invece per la prima questione una certa comprensione per l’intervento medico che faccia finire le sofferenze, e per la seconda il pacifismo ad ogni costo, magari nella forma di resistenza passiva, per non provocare la morte di altre persone, fossero anche nemici.
    L’ultima riflessione discende invece dalla vita concreta in cui tutti ci troviamo a decidere qualcosa. Davanti a questa scelta, ad esempio, alcuni, a differenza di Mancuso, propenderebbero per l’altra ipotesi – la difesa della vita, ovviamente per quanto è possibile, e il grande sostegno, con l’accoglienza, la fornitura di cibo, di medicinali al popolo ucraino, ma non l’invio di armi o di militari. Ma queste non sono poi solo discussioni belle sì, profonde, ma solo teoriche? Di fronte a drammi che ci coinvolgessero direttamente: un familiare in condizioni disperate che continua a soffrire in un corpo che non cede, o la nostra famiglia, la nostra città occupata militarmente da un esercito ostile, che cosa scegliere?

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