L’irrazionalità dell’Italia sui vaccini. Una missione in più per la Chiesa?

La fotografia impietosa del Belpaese sulla pandemia in atto da due anni e sullo strumento migliore per la sconfitta emerge dalle righe del 55° Rapporto del Censis reso noto nei giorni scorsi. È vero che il green pass rafforzato sta sgretolando il nocciolo duro dei contrari o degli scettici sul vaccino (si stima una media di 30 mila prime dosi al giorno), ma è vero anche che due anni di disinformazione unita allo stress e all’ansia di un presente isolato, doloroso e incontrollabile hanno permesso all’ondata irrazionale di farsi largo nelle certezze dei nostri concittadini. «Il nostro modello individualista – si legge nel Rapporto – è stato il miglior alleato del virus, unitamente ai problemi sociali di antica data, alla rissosità della politica e ai conflitti interistituzionali».
La riprova di tanta irrazionalità sta nelle parole dell’anestesista padovana Francesca Bertamini che su Facebook si è lasciata andare a uno sfogo accorato. «Ho telefonato a un padre per informarlo delle condizioni di suo figlio no vax. Sono stata aggredita perché “la loro è una libertà di scelta personale, non si sa nemmeno cosa c’è nel vaccino”. Forse non si rende conto che suo figlio è quasi morto ed è stato salvato dalla professionalità di decine di “punturati” e da migliaia di euro di decine e decine di farmaci di cui certamente non conoscerà mai la composizione».
Su questo versante, in questi giorni le parole scritte dal vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli, hanno fatto il giro del web. «Veramente non riesco a capire come possano dei cattolici convinti – almeno così si professano – essere accanitamente dei “no vax”. Non ci arrivo proprio […]. Mi meraviglia che posizioni del genere vengano fuori da gente che frequenta abitualmente la Chiesa, che si nutre del Vangelo di Gesù, che dovrebbe essere stata formata sulla dottrina della Chiesa». E ancora: «Si fanno accuse con una violenza inaudita […]. Si afferma una fede che è puro fideismo e superstizione perché manda a farsi friggere quella ragione di cui il buon Dio ha dotato gli esseri umani. No, non ci siamo. Qui c’è un palese travisamento della fede cristiana e cattolica».

Parole che da un lato sgombrano il campo da ogni possibile appiglio religioso (almeno cristiano) al no al vaccino ma, dall’altro lato, aprono a enormi interrogativi dentro e fuori dalla Chiesa. Certo, si tratta di una minoranza, ma com’è che siamo arrivati al punto che i medici debbano convivere con gli insulti di quelli che salvano?
È tollerabile che qualcuno si comporti in questo modo tirando in ballo la fede? Allora queste persone non sono formate alla «dottrina della chiesa»? Perché arrivano a negare la ragione? Scrollare la testa e voltarsi dall’altra parte; cavarsela con un giudizio sommario; provare a riprendere le attività parrocchiali laddove si erano fermate, senza porsi questi problemi: sono esattamente queste le tre cose da non fare. Il Paese ha bisogno di fiducia e anche di vedere che gli investimenti sociali (per esempio quelli nello studio) valgono per davvero: solo in Italia in trent’anni gli stipendi medi sono calati del 3 per cento (la Francia? Più 31 per cento…). Ma ha anche bisogno di cristiani razionali e non ideologizzati. La grande offerta formativa della Chiesa (nelle scuole ma soprattutto nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti) può assumere oggi un grande obiettivo, accanto a quello fondante di aiutare giovani e adulti a vivere la loro relazione con Cristo. Parliamo dello sviluppo del pensiero critico, di coltivare la virtù del dubbio e la ricerca sana e trasparente per giungere alle risposte (almeno alcune…).

Luca Bortoli, direttore della Difesa del popolo

Spunti di riflessione

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