SPERANZA

Un parrocchiano qualche tempo fa, mentre uscivamo dal Lockdown, mi ha scritto: “don Marco, scrivi qualcosa sulla Speranza”. Bella sfida che a fatica ho provato a raccogliere, forse perché io stesso ero troppo scombussolato e incerto. Una cosa è certa: la Speranza è proprio ciò di cui tutti abbiamo bisogno.

Scriveva Gianni Rodari: Se io avessi una botteguccia fatta di una sola stanza vorrei mettermi a vendere sai cosa? La speranza. “Speranza a buon mercato!” Per un soldo ne darei ad un solo cliente quanto basta per sei. E alla povera gente che non ha da campare darei tutta la mia speranza senza fargliela pagare.

Quanti ancora se ne stanno chiusi in casa perchè la paura li sta tenendo legati a sé, perchè l’esperienza di questi mesi se la portano addosso come una cicatrice più grande rispetto ad altri, o peggio più dolorosa. Abbiamo bisogno di essere uomini e donne di Speranza, soprattutto noi Cristiani, aggrappati alla certezza che Dio sempre guida con noi le sorti di questa umanità di cui è innamorato.

Trovo illuminante ciò che scriveva Giovanni Paolo II nella sua Lettera Apostolica “Nuovo Millennio Ineunte” alla chiusura del Giubileo del 2000: “Andiamo avanti con speranza! Il Figlio di Dio, che si è incarnato duemila anni or sono per amore dell’uomo, compie anche oggi la sua opera: dobbiamo avere occhi penetranti per vederla, e soprattutto un cuore grande per diventarne noi stessi strumenti..”.

Primo passo necessario che possiamo fare allora è piegare le ginocchia e pregare, chiedere a Dio proprio questi occhi penetranti e questo cuore grande per non lasciarci sopraffare dalla forza del fiume in piena che attraverso la televisione e le parole opportuniste di alcuni ci trascina verso lo smarrimento. Chiedere, con la consapevolezza che sempre Dio Padre ci prende per mano e ci mostra strade di Vita Nuova. E chiedere insieme, uniti, come comunità di credenti che cerca e si mette in ascolto. Uniti sentiremo di essere più forti e uniti sapremo farci spalla e coraggio. Prendo in prestito le parole di don Luigi Ciotti, che pur essendo uomo di grande azione, scrive: “Un cristiano non può pensare che i cambiamenti si realizzino solo in termini umani. Un cristiano non può pensare che tutto si basi sulle nostre forze. Dobbiamo fare “società con Dio”, una società per azioni il cui “pacchetto di maggioranza” lo mette Dio e in cui noi facciamo la nostra piccola parte.

Ci siamo dimenticati di questo, presi dagli ingranaggi e dai problemi del nostro quotidiano. Per questo credo che oggi ciascuno di noi abbia bisogno di un monte – pensate ai dieci comandamenti, pensate alle beatitudini – un monte sul quale salire per vedere oltre. Un ponte per scendere più a fondo dentro di sé. Un cristiano non può dimenticare questo rapporto con Dio, non può dimenticare che una parte di azioni le mette lui. A volte le sue quote ci sfuggono, ci sembra troppo silenzioso questo Dio che non risponde, a volte dubitiamo del suo aiuto, quando ci sembra che quello che vorremmo non arriva nei tempi previsti. Ma Dio non ci ha preso in giro, Dio non ha abbandonato mai i suoi amici a metà strada.

E allora Dio ci dia veramente una bella pedata. Questo è un momento in cui dobbiamo tirare fuori di più le nostre unghie, la nostra forza, la nostra passione. Non chiedendo solo agli altri di fare, ma facendo insieme, a cominciare dalle piccole cose. E il Padreterno a dirci: rimboccati le maniche, buttati in questa mischia. Non avere paura.” (Il morso del più, p.81, Ed Romena)

Il Secondo passo necessario allora è proprio quello di alzarsi in piedi e concretizzare ciò che lo Spirito ha suggerito ai nostri cuori. Mi piace don Tonino Bello quando scriveva al termine di una sua preghiera “Non limitarti a sperare. Ma organizza la speranza!” Riprenderemo le nostre attività per come sarà possibile fare, ognuno nel suo quotidiano: il lavoro, la scuola, lo sport, le attività associative, i momenti di svago.. ma forse ci è chiesto di fermarci un attimo e di considerare che, da soli, non riusciamo ad essere una società di Speranza. Abbiamo bisogno di riscoprire quello che nei mesi di Lockdown abbiamo vissuto con entusiasmo. La solidarietà. Solo questa può far rinascere e dare volto alla Speranza. Senza di essa la Speranza è una parola vuota. Solidarietà significa attenzione reciproca, iniziativa nell’andare incontro all’altro, chiunque esso sia, lasciarsi aiutare ad aiutare chi mi è accanto e ha solo bisogno di essere sostenuto. Solidarietà significa perdere qualcosa in tempo o in possibilità per permettere a un altro qualcosa in più che può cambiargli la vita. Abbiamo ritmi e vite diverse, ma ognuno può fermarsi un attimo per chiedersi: come posso essere strumento di Speranza qui dove vivo ora? Che gesti concreti di solidarietà (e non parliamo di offerte ma di tempo donato) posso fare?

Chiediamocelo personalmente e chiediamocelo insieme con le ginocchia piegate e le mani pronte a sporcarsi. Ripartire sarebbe semplice, basta riprendere da dove siamo stati fermati. Ripartire “meglio” è la sfida e ripartire con Speranza l’orizzonte più bello! E insieme possiamo puntare al “più bello”!

Spunti di riflessione

One thought on “SPERANZA

  • 3 Settembre 2020 in 14:17
    Permalink

    Grazie. Mi mancava l’immagine della società per azioni dove Dio ha la quota di maggioranza…. Conoscevo la filastrocca di Rodari sulla speranza: mio fratello aveva appena iniziato il seminario Maggiore e incontrò un amico che gli chiedeva se lavorava sempre al solito posto; lui rispose di no, che aveva cambiato: avrebbe fatto lo speranzologo.

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