#iorestoacasaeprego

In questo tempo di “Quarantena” generale, uno degli aspetti per noi credenti più faticoso è la cura della nostra spiritualità! Uno dei primi provvedimenti che i Vescovi hanno preso a seguito delle ordinanze, è la sospensione delle messe, privazione che abbiamo sentito (chi più chi meno e chi solo con il passare del tempo) grave e faticosa da digerire.
Eucaristia significa nutrimento della Parola e soprattutto della Sua presenza reale in noi, di quel Pane che è Vita e Vitalità per noi. In momento di prova, privarci dell’Eucaristia è pari alla privazione dell’ossigeno. Eppure è così!
Ma solitamente la domenica c’è un altro aspetto che viviamo e che ora ci manca: la Comunità, quei volti che ci sono famigliari, con i quali condividiamo il pregare, l’occupare il banco, l’ascoltare, e che magari prendiamo per mano al Padre Nostro o che guardiamo negli occhi allo scambio della pace. La Comunità è importante, fondamentale per il nostro credere.
Questo lo possiamo recuperare!

#iorestoacasaeprego ha questa ambizione!
Scrivi una riflessione, una preghiera, un affidamento e mandalo a sitouparcella@gmail.com oppure scrivilo sulla pagina facebook uparcella ( https://www.facebook.com/pg/UPArcella ), o commenta sotto questo articolo. Ricordati l’#!
Sarà un modo per pregare insieme, tenerci uniti, condividere, sentirci meno soli, affidarci e affidare insieme davanti a Lui.

Non essere timido, non esiste preghiera giusta o sbagliata, la preghiera che nasce dal cuore è preghiera e nessuno può giudicarla.
Partecipa in libertà ma consapevole che la tua condivisione può essere ossigeno per altri…
Aspettando di ritrovarci insieme attorno alla Sua Mensa.

Per chi manda la mail… non sarà pubblicato l’autore, a meno che questo non ne faccia specifica richiesta.

33 pensieri riguardo “#iorestoacasaeprego

  • 6 Aprile 2020 in 09:08
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    SIMONE DI CIRENE è citato nei tre Vangeli Sinottici (Matteo, Marco e Luca) come colui che, mentre tornava dal lavoro sui campi, fu preso dai Romani per aiutare Gesù a portare la croce. Da quel gesto non volontario ma imposto, è considerato nella Chiesa l’immagine di coloro che si fanno prossimi ai più bisognosi, divenendo così icona di gratuità e di uno stile servizievole e disponibile.
    Marco nel suo Vangelo aggiunge che Simone era padre di Alessandro e Rufo. Questa specifica del primo evangelista ci fa pensare che essi fossero conosciuti nelle prime comunità cristiane. Quel gesto imposto dai Romani a Simone, ha forse generato in lui la fede? Cosa è stato per Simone il cammino, assieme a Gesù, verso la Sua crocifissione? Di lui abbiamo solo una certezza: portò la croce che Gesù non riusciva più a portare.

    Chi ti fa pensare oggi Simone di Cirene? Cosa dice a te oggi Simone di Cirene?
    Fermati e Affida a Gesù questi tuoi pensieri e sentimenti

    Risposta
  • 6 Aprile 2020 in 08:52
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    Condivido questo passo che ho letto tempo fa. Condivido pensando ai vostri “Angoli Belli” come luoghi che sottolineano la sacralità delle relazioni quotidiane familiari che sono sempre arricchenti quanto non scontate! Mi piace pensare che la candela nell’Angolo Bello sia espressione della Luce che vi regalate ogni giorno, anche dentro le fatiche e incomprensioni, ma attraverso la Fedeltà.
    Buona Settimana Santa

    «Un giorno in cui riceveva degli ospiti eruditi, Rabbi Mendel di Kozk li stupì chiedendo loro a bruciapelo: “Dove abita Dio?” Quelli risero di lui. “Ma che vi prende? Il mondo non è forse pieno della sua gloria?” Ma il Rabbi diede lui la risposta alla domanda: “Dio abita dove lo si lascia entrare”. Ecco ciò che conta in ultima analisi: lasciar entrare Dio. Ma lo si può lasciar entrare solo là dove ci si trova e dove ci si trova realmente, dove si vive e dove si vive una vita autentica. Se instauriamo un rapporto santo con il piccolo mondo che ci è affidato […] allora lasciamo entrare Dio.» (…)
    Rendere sacri i piccoli luoghi che abitiamo non significa costruirci intorno altarini o cappelle votive. Renderli sacri vuol dire semplicemente scaldarli con una scintilla di amore e di passione vera. Questo ci è sempre possibile. Sempre e con chiunque. Soprattutto con chi ha pochi motivi, o nessuno, per amare la vita. (…)
    Nel cuore della vita di tutti i giorni, proprio là dove l’uomo vive e spera e dove scorre il suo tempo, proprio là possiamo intuire una presenza di luce, là ci sentiamo mendicanti.
    Nunzio Galantino “Oltre il Confine” Ed.Piemme pp.25-26

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  • 5 Aprile 2020 in 22:57
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    5 aprile
    Domenica delle palme e momenti di spiazzamento.
    Da bambina, quando andavo alla messa della domenica delle Palme, provavo una cosa che oggi chiamerei “spiazzamento”.
    Non capivo perché prima stavamo a sventolare gli ulivi sulla piazza (un po’ anche giocandoci), tutti in fila (anche un po’ scomposti), a far festa; poi leggevamo, dopo poco, la Passione. Lunga, triste e ai miei occhi di allora un po’ noiosa. Prima fuori, al sole della primavera e poi dentro, nella penombra a guardare i grandi con facce un po’ cupe, inginocchiarsi quando il lettore diceva “spirò”.
    Mi sentivo spiazzata, perché la festa di prima e la tristezza di poi non ci azzeccavano molto, insieme. Mi aspettavo di sentire il vangelo di Gesù che viene accolto da folle festanti, seduto sull’asino (che poi nella mia testa era l’asino del presepe, solo più vecchio e stanco). E ogni anno venivo puntualmente smentita dalla lettura della Passione.
    In realtà negli anni non ho mai trovato risposta a questa “antitesi”. Forse lo spiazzamento è giusto cosi, forse anche Gesù lo viveva. Forse anche lui è stato in questa doppia dimensione, in tempi ravvicinati (certo non nel tempo di una messa, ma comunque in una settimana). Quindi provo a tenermi il mio spiazzamento. Senza per forza dover mettere ordine e coerenza.

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  • 5 Aprile 2020 in 18:32
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    Dopo più di un mese che non vedevo la “mia” chiesa, stamattina sono entrata per pregare e per affidarmi in questa ultima settimana di attesa della Pasqua.
    Vicino all’altare c’è una cesta con gli ulivi e ci si può avvicinare per prenderne un ramo.
    Ora si è formata un po’ di coda, tutti a “distanza di sicurezza” l’uno dall’altro. Un signore sta scegliendo qualche rametto da portare a casa ai propri cari, ai vicini o semplicemente per sé stesso, per rallegrare la sua casa. Chissà che storia ha quest’uomo.
    Ci mette un po’ nella scelta… sta scegliendo con cura… forse un po’ troppa… forse ci mette un po’ più tempo del “dovuto”… la gente in coda comincia a mormorare… “Ma sta facendo la spesa?”… forse hanno fretta…
    Ma fretta di cosa? In questo tempo che, oltre ad imporci la distanza, ci fa vivere la nostra quotidianità in coda, in attesa, con calma… che fretta puoi avere? Anche l’attesa di prendere un ramo d’ulivo per pregare la Pasqua diventa fretta?

    Mi ha fatto riflettere.
    Riflettere che, forse, questa situazione che ci costringe nella nostra intimità in casa ci può aiutare a ricordare l’importanza dell’attesa, della pazienza, di smettere di passare le nostre giornate correndo, ma riscoprire che invece possiamo vivere le cose con serenità e calma. E saremo anche noi più sereni e calmi; ci potremo accorgere della bellezza delle piccole cose, delle relazioni, dello stare insieme, di ciò che a volte diamo per scontato; potremo imparare a metterci di più in ascolto di noi stessi e degli altri, ma soprattutto del Signore che ci parla.

    Forse abbiamo paura di questo periodo perché ci impone di fermarci ad ascoltare.
    Forse questa fretta è la nostra risposta alla paura.
    Forse dobbiamo solo metterci in ascolto, vivere e gioire di quello che abbiamo, aspettare.

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  • 5 Aprile 2020 in 08:07
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    Sentire….
    Leggendo il Vangelo e la riflessione in ‘ condivisione quotidiana ‘ stamattina, sento forte la parole SENTIRE a me molto molto cara.
    Mi piace perché ha un sacco di significati , puo’ essere il tutto e il niente…dipende da come la vivi.
    Puoi sentire con l’udito, con il tatto, con l’olfatto , puoi sentire sensazioni/emozioni/sentimenti, puoi sentire il tuo stato fisico.
    Mi piace perché “viaggia” su doppio binario:
    Uno piu superficiale , e uno profondo , bellissimo! ” il sentire con il Cuore”.
    E tutto acquista colore, profumo, intensita’ ,senso.
    “Sentire ” l’Amore infinito di Gesu’ che ” Ama e basta” …
    Resto senza parole e il mio Cuore trabocca.

    MI PIACE IL VERBO SENTIRE
    Mi piace il verbo sentire…
    Sentire il rumore del mare,
    Sentirne l’odore.
    Sentire il suono della pioggia
    Che ti bagna le labbra,
    Sentire una penna che traccia
    Sentimenti su un foglio bianco.
    Sentire l’odore di chi ami,
    Sentirne la voce
    E sentirlo col cuore.
    Sentire e’ il verbo delle emozioni,
    Ci si sdraia sulla schiena del mondo
    E si sente….
    Alda Merini

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  • 2 Aprile 2020 in 22:39
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    2 aprile
    “di generazione in generazione”. Appunti sparsi. Nei giorni in cui una delle generazioni è più fragile e ci stiamo accorgendo della sua preziosità.

    “di generazione in generazione” indica che non c’è cesura, che la promessa e l’alleanza (parole difficili e ricorrenti nelle letture di questi giorni!) si trasmettono, senza soluzione di continuità. Da Dio ad Abramo, fino a noi.

    “di generazione in generazione” è un tempo che ci appartiene poco. Tempo del dare valore ad ogni stagione della vita, il richiamo reciproco tra le età. Un legame con la trama delle generazioni nella quale siamo apparsi.

    Per riappropriacene dovremmo ricordarci che “veniamo da altri”, ricordarci che siamo figli e immaginarci già madri e padri, immaganarci già nonni.
    Provare a tenere insieme le dimensioni di memoria, prospettiva e appartenenza.

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  • 1 Aprile 2020 in 13:09
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    “La verità vi farà liberi”…. “chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre”.

    La Casa del Signore, quella Casa che è ben più grande di quella in cui siamo costretti – quasi tutti – in questo periodo.
    Una reclusione che costringe ancor di più a riflettere sulle schiavitù dell’anima, peccati che il “mondo fuori” induce a commettere, ma che dentro a Casa, si è costretti ad abbandonare, o perlomeno accantonare.
    Penso a tutte le persone che ora non possono soddisfare le loro “schiavitù” e spero che molte di loro ritrovino, nella loro casa, la serenità che avevano perso, che le ha indotte al peccato… e che gradualmente ne abbandonino anche il solo pensiero.
    Prego che tornino libere, che ritrovino sé stesse. Che imparino a giorire della casa in cui sono, come figli grati e non girovaghi schiavi.

    Buona giornata a tutti!

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  • 30 Marzo 2020 in 15:15
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    Non so voi, ma dopo molti giorni trascorsi per gran parte del tempo in solitudine, mi ritrovo ad aver voglia di coccolarmi con la mia musica preferita. Tengo spenta la tv, cerco su Youtube a seconda del momento musica classica, salmi cantati, i miei cantautori preferiti, e oggi ho ritrovato una canzone che ha per me un significato non univoco. Non ho mai pensato che Battiato abbia scritto “La cura” pensando a una donna. Ho provato più volte a far dire quelle parole a Dio, ma oggi ho provato a far parlare ” la mia anima”. Questa essenza di noi che se nutriamo delle parole del Vangelo ci protegge, ci aiuta nei turbamenti e nelle paure, non ci fa invecchiare (se non resterete come bambini…), ci fa cogliere e apprezzare le bellezze del mondo. E la canzone è diventata una Carezza.

    Risposta
  • 29 Marzo 2020 in 18:04
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    Ci vorrebbe un’antologia di Spoon River. Ci vorrebbe di mettersi a scriverla. Ognuno la sua. Delle persone che conosceva. E ci vorrebbe che poi le condividessimo, per raccontarci chi erano quelli che ci hanno lasciato. Cosa hanno lasciato. Di cosa ci sentiamo più poveri e di cosa eredi.

    C’è il papà di Marco, storico falegname, uomo di bottega, che ha passato al figlio lavoro e passione. Uno semplice e accogliente, che ci raggiungeva sul finire delle nostre cene, con una bottiglia di amaro. Per ricordarci che, nella sua taverna, eravamo sempre i benvenuti.
    C’è la mamma di Manu, nonna di due nipotini, a cui ora i genitori provano a spiegare che è normale aver paura del virus, ma che bisogna provare a vincerla.
    C’è Gianni, il proprietario di un ristorante famoso, rimasto, per chi lo conosceva, un’osteria di paese. Che se ne va, portandosi le sue preziose ricette. L’ultima volta mi ha spiegato un pezzo di segreto del risotto allo zafferano. Se n’è andato con il suo garbo e la sua gentilezza.

    Fossero stati altri giorni, sarei andata “a far visita al morto”, come si usa dalle mie parti. Avrei partecipato ai funerali delle persone che conoscevo più da vicino. Avremmo stretto mani, con gli occhi lucidi. Ci saremmo abbracciati, con gli amici più cari. Ci sono dei riti, di commiato, sacri anche a chi non crede.

    Questo rapporto con la morte, sorella morte, lo abbiamo un po’ scansato. Un po’ sottovalutato. Forse anche perché gli occhi dei nostri cari salutano la vita molto spesso lontano da noi, nelle case di riposo o negli ospedali. La morte ci raggiunge con una chiamata di un (quasi) estraneo. Ma qui si aprirebbero tante parentesi, un’equazione di difficile risoluzione dove ogni famiglia ha le sue incognite e le sue variabili.

    Questa estraniazione dalla morte è tanto più accentuata ora. Ora che si muore più soli.

    Ma in questi giorni, tutti alla rovescia, possiamo recuperare un pezzo del rito: fare due parole con i parenti, chiedere, sinceramente, come si sentono, ma anche che cosa ricordano di lui/lei.

    Condividiamo un ricordo, il più bello, che brilli. Su questa notte. Se crediamo, preghiamo il nostro Dio, qualunque esso sia. Se non crediamo, vale comunque tutto il resto, perché come mi ricorda sempre una cara amica: “non so dove vanno le persone quando scompaiono, ma so dove restano” (Il piccolo principe).

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  • 28 Marzo 2020 in 12:56
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    Ieri ci siamo detti a vicenda, di persona o da lontano, che nessuno si salva da solo. Ce lo hanno ricordato le parole del Papa e del Presidente della Repubblica. Parole e immagini che sono sono già storia. E come dice una celebre canzone “la storia siamo noi, nessuno si senta escluso”

    “Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.” {Omelia di Papa Francesco del 27 marzo 2020}

    ” Il senso di responsabilità dei cittadini è la risorsa più importante su cui può contare uno stato democratico in momenti come quello che stiamo vivendo […] Vi riusciremo certamente – insieme”{Discorso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del 27 marzo 2020}

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  • 25 Marzo 2020 in 11:55
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    25 marzo
    Annunciazione, una faccenda domestica.

    C’è confusione, scusami. Ci sono i giochi dappertutto. Attento a non inciampare!

    Si tranquilla, sono un angelo, semmai volo.

    Ok. Ottimo!

    Ah si, ci siamo tutti. Tutti in casa.
    Che fortuna eh. Di solito siamo schegge impazzite. Un miracolo trovarci in casa, nello stesso momento.

    {come sarebbe se un angelo venisse a trovarci, in un giorno normale!?}

    Si esatto potresti trovarci “ore pasti” (anzi pasto, la cena), stanchi, bolliti dalle giornate di lavoro. Poche parole e a poi a dormire. Si ecco, ti chiederemmo di non fermarti troppo, che zero energie e solo taralli da offrirti.
    E non venire mercoledì e venerdì che io sono in palestra. Ah ti sconsiglio anche il we, siamo spesso fuori.

    Oggi come la vedi?

    Ah oggi? Perfetto. Entra, siediti. Abbiamo tempo, siamo in quarantena. C’è un dolce appena fatto e..
    ————
    Ecco una delle cose che questo tempo domestico mi ha regalato è riscoprire la nostra casa. Un posto che di solito è luogo di passaggio, a volte un impiccio da sistemare e pulire.
    Adesso in casa accadono cose. Abitiamo ogni angolo, anche il balcone e il garage, luoghi dove incontriamo i vicini. Mai parlato così tanto con i vicini.
    Abbiamo sistemato armadi, catalogato libri, inventato giochi e sfogliato album di fotografie. Abbiamo fatto molte cose insieme. Ci siamo anche presi il lusso di annoiarci. Di fissare il vuoto per 5 minuti senza sentirci inefficienti.

    Abbiamo fatto molte cose. Anche stare in silenzio, pregare, pensare e confidarci le paure di questi giorni.

    Se un angelo venisse oggi ad annunciarci qualcosa.. ci troverebbe!
    Ci troverebbe così.

    Risposta
  • 23 Marzo 2020 in 18:50
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    23 marzo

    Dottore come sta mio padre? Ce la farà?
    Senta infermiere: può dirmi come sta mia sorella? Sono giorni che attendiamo.
    Dottoressa, mi dica che sta andando tutto bene…mi dica che tornerò a casa.

    Immagino quali possano essere le domande di pazienti e familiari in questi giorni.
    L’ansia e l’angoscia, la preoccupazione e la tristezza. Le posso solo immaginare. Sono le stesse emozioni del papà che, nel Vangelo di oggi, chiede a Gesù di guarire suo figlio. C’è poi la fede, la guarigione, ma … mi ha colpito lo stato d’angoscia, una preoccupazione che va ascoltata.

    Penso anche ai destinatari di queste domande, a qui volti stanchi, provati dai turni in doppia cifra di ore, penso all’angoscia per le loro stesse famiglie, all’impotenza di fronte al “troppo” e all’ingestibile.
    Allora vorrei fa scivolare dentro le tasche dei camici un pezzo di poesia, che un’amica mi ha condiviso qualche giorno fa.
    “Caro Dottore
    dentro il Suo cuore
    c’è una barchetta
    mi porti lontano
    La prego Dottore
    anche solo un’oretta
    poi ritorniamo.”
    (Vivian Lamarque)

    Anna

    Risposta
  • 22 Marzo 2020 in 19:06
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    #iorestoacasaeprego

    Ciechi si nasce o ciechi si diventa?

    Sono possibili entrambe le cose. Sia fisicamente che metaforicamente.
    Stando in metafora.
    Ma come succede che si diventa ciechi? Com’è che improvvisamente vedevo e ora non vedo più ?

    Infatti non è così.
    Non è che prima vedo e poi no. Luce-buio
    Clic. Tipo un interruttore.

    C’è un processo, lento, che mi porta a vedere sempre meno. Un processo che porta a vedere le cose in modo parziale, sostanzialmente le vedo “dalla mia parte”. {vedasi farisei che si ostinano sul sabato ma anche i discepoli alla ricerca delle cause della cecità: colpa del malato o dei suoi genitori?}
    Diventare ciechi (nel cuore) implica una progressiva visione distorta delle cose, delle persone, ma anche delle questioni, degli avvenimenti…
    Un campo visivo che si chiude, piano piano e si stringe focalizzando lo sguardo solo su ciò che ho di fronte. Su ciò che voglio vedere.

    Vedo meno gli altri: bisogni, paure e bellezze.
    Il mio sguardo si fa selettivo.

    Allora non chiediamoci se siamo ciechi. Perché la risposta sarà certamente NO, chiediamoci piuttosto, situazione per situazione, se non lo stiamo diventando.
    Ma lo sguardo si può allenare. Anche il cuore, giacché anche con quello vediamo. Per chi è credente: cerchiamo di imitare lo sguardo di Dio, di vedere con i suoi “occhiali”. Per chi non lo è, rimane un prezioso esercizio. Di occhi e cuore.

    Alziamo gli occhi (anche dagli schermi), ruotiamo la testa, guardiamo chi è con noi in questi giorni. Abbiamo un orizzonte un po’ ristretto
    (ahinoi) ma qualcosa possiamo fare.

    Guardiamo senza chiederci o chiedergli troppo, senza fare o dire molto. Alleniamoci a guardare in silenzio, a contemplare un po’ l’altro.

    Anna

    Risposta
  • 22 Marzo 2020 in 09:25
    Permalink

    I discepoli credono sia il cieco
    ad avere un peccato che gli ammala lo sguardo.
    In realtà l’unico sguardo puro
    è proprio quello del cieco nato!
    Tutti gli altri
    hanno gli occhi macchiati dal pregiudizio,
    dalla supponenza di sapere,
    di essere nel giusto.
    Occhi invidiosi di quell’uomo
    che ha saputo guarire una cecità.
    Eppure è un trasgressore della legge,
    un peccatore.
    Liberaci lo sguardo Signore
    dalla superbia, dal giudizio, dall’invidia.
    Libera il nostro sguardo
    purificando il nostro cuore!

    Risposta
  • 20 Marzo 2020 in 15:39
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    20 marzo
    Mattia è stato dimesso! Come? chi è Mattia?
    E’ il paziente 1. Il giovane uomo di Codogno. Lo sposo di Valentina, che presto partorirà.
    MI sto sforzando, in questo mese, di pensare ai nomi, alle storie delle persone coinvolte in questa brutta storia. Per dare un volto ai numeri. Certo non possiamo pensare “a tutti”, ma “a qualcuno” si.
    20 febbraio-20 marzo. Il mese dopo Mattia è un mese in cui sono successe molte cose. Un mese buio, ma con bellissimi sprazzi di luce.
    “Ho tenuto duro perché sto per diventare papà. Mentre avevo il tubo nella trachea, ho pensato che se fossi stato solo avrei mollato.” E’ la vita degli altri a trascinarci avanti, l’amore per gli altri. Un amore a volte disperato.
    Il prossimo tuo, come te stesso, leggiamo oggi. La prossimità è un concetto bellissimo: dilata la vicinanza fisica, supera i confini della presenza e del contatto. Più che imparare a stare lontani, dobbiamo provare ad esserci prossimi.
    Penso a quanti non possono stare vicino a chi amano, in queste giornate, a quanti, per amore, si tengono distanti. Quanti si abbracciano con gli occhi. La prossimità la stiamo sperimentando un po’ tutti. E ci sta insegnando molte cose.

    Risposta
  • 19 Marzo 2020 in 13:28
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    Kathleen O’Meara (1869)

    E la gente rimase a casa
    e lesse libri e ascoltò
    e si riposò e fece esercizi
    e fece arte e giocò
    e imparò nuovi modi di essere

    e si fermò
    e ascoltò più in profondità
    qualcuno meditava
    qualcuno pregava
    qualcuno ballava
    qualcuno incontrò la propria ombra
    e la gente cominciò a pensare in modo differente
    e la gente guarì.

    E nell’assenza di gente che viveva
    in modi ignoranti
    pericolosi
    senza senso e senza cuore,
    anche la terra cominciò a guarire
    e quando il pericolo finì
    e la gente si ritrovò
    si addolorarono per i morti
    e fecero nuove scelte
    e sognarono nuove visioni
    e crearono nuovi modi di vivere
    e guarirono completamente la terra
    così come erano guariti loro.

    Risposta
  • 19 Marzo 2020 in 10:26
    Permalink

    Giuseppe, uno giusto.
    Le mie conoscenze di Giuseppe: era il papà di Gesù. Che faceva un sacco di sogni.

    Sogni-presepe-fuga in Egitto-presentazione al tempio- fine. Ah ovviamente che era un falegname.

    Ma di Giuseppe si dicono alcune cose, un po’ sottotraccia; nella lettura di oggi ad esempio si dice che era un uomo “giusto”. Forse per noi l’aggettivo scivola via; come dire alto, magro, buono, gentile. Ma il significato dell’aggettivo è, nella cultura ebraica, colui che agisce giustamente.

    Giusto, lo era PRIMA del sogno. Tradotto: non aveva bisogno del sogno per capire cosa era “giusto”. E lui ad una soluzione “giusta” (umanamente giusta e accettabile) era arrivato: ripudiare Maria, ma in segreto. Sperando forse di evitarle una brutta punizione (eufemismo).

    Giusto, Zaddiq, in ebraico era un rabbino, un profeta, un maestro. Non esattamente quello che io assocerei all’immagine che avevo di Giuseppe. Poi la mente corre allo Yad Vashem, il memoriale che ricorda i “giusti tra le nazioni” che commemora i «coloro che rischiarono la vita per salvare degli ebrei». E poi ai “Giardini dei Giusti del Mondo” nati per ricordare le donne e gli uomini che in, ogni tempo e in ogni luogo, hanno fatto del bene salvando vite umane, si sono battuti in favore dei diritti umani durante i genocidi e hanno difeso la dignità della persona rifiutando di piegarsi ai totalitarismi e alle discriminazioni tra esseri umani.

    In questa prospettiva: tutti possiamo essere “giusti”. In questo tempo e in questo spazio. L’insegnante Giusto cosa farebbe? e il panettiere Giusto? e l’impiegato Giusto? e lo studente Giusto? E il falegname? Oggi!

    Risposta
  • 18 Marzo 2020 in 17:31
    Permalink

    saggezza e intelligenza

    Oggi le letture ci parlano delle leggi.
    E dell’importanza dell’osservarle. Manco a farlo apposta: sono azzeccate per questi giorni. Forse ci siamo un po’ stancati di decreti, ordinanze, … magari a volte non ci siamo trovati d’accordo con quanto deciso. Ma proviamo a pensare al loro senso profondo e a quello più alto: al senso della Legge.

    <> (parola di Mosè, prima lettura)

    E Gesù, nel brano del vangelo, come la Chiesa in questi giorni, chiede (a pieni polmoni) di rispettare queste leggi (le leggi dei Profeti allora, le leggi dello Stato oggi)

    <>(Mt 5,17-19)

    In questi giorni si parla molto di responsabilità di ciascuno di noi, che mi sembra la somma i cui due addendi possono essere la saggezza e l’intelligenza (cfr Mosè). A cosa serve? Per tornare a una bellissima normalità, che tanto ci manca.

    Che poi, pensavo, “normale” e “norma” (legge) hanno la stessa radice. Quindi la vita normale, a cui vogliamo tornare al più presto, fa il paio con la norma, la legge che la regola. Allora cerchiamo di essere intelligenti e saggi. Osserviamo le leggi, come diceva il buon Mosè.

    Risposta
  • 18 Marzo 2020 in 11:23
    Permalink

    Oggi una paziente degente a Cremona per covid 19 ha condiviso in fb un testo di Erri de Luca:

    Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
    Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
    Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
    Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
    Considero valore tutte le ferite.
    Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
    provare gratitudine senza ricordare di che.
    Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
    Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
    Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
    Molti di questi valori non ho conosciuto.

    Risposta
  • 18 Marzo 2020 in 10:56
    Permalink

    “Ma guardati e guardati bene dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno viste: non ti sfuggano dal cuore, per tutto il tempo della tua vita. Le insegnerai anche ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli. ” Un giorno racconterò ai miei figli quello che stiamo vivendo, per trasmettere loro l’importanza anche di un semplice abbraccio. Spero e confido di non dimenticare velocemente tutto, non appena rientreremo nella normalità… Buona giornata ☀️

    Risposta
  • 18 Marzo 2020 in 08:35
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    Una immensa impotenza. Abbiamo messo in piedi un sistema economico estremamente vulnerabile. Niente come un virus mostra che il re capitalista è nudo. Come sapeva già Keynes i piedi di argilla del capitalismo sono i sentimenti e le emozioni della gente. I grandi strumenti, i potentissimi mezzi dell’economia e della finanza oggi non possono nulla. La mano invisibile si è totalmente inaridita e le voci dei suoi paladini zittite. Se non avessimo salvato qualche residuo del vecchio stato sociale, massacrato dagli amanti delle mani invisibili, saremmo già stati spazzati via da un invisibile parassita.
    Ci voleva l’invisibile agli occhi per costringerci ad una quaresima capitalista che i mercati non avrebbero mai fatto spontaneamente, nonostante Greta (è molto bella l’immunità di teens e bambini). Ci voleva un “male comune” per dirci cosa è il dimenticato e deriso bene comune.
    Il virus passerà, che non passi la sua dolorosa lezione. E intanto i cinesi son tornati a riveder le stelle, per uno shabbat forzato da inquinamento. Ciò che non facciamo per amore ogni tanto lo facciamo per dolore.
    Luigino Bruni (Economista)

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  • 15 Marzo 2020 in 11:20
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    Aiutaci Signore, in questi giorni ancora di più, a vederti con noi in fondo a quel pozzo al quale cerchiamo acqua per dissetarci! So che sei con noi, anche se noi spesso cerchiamo altro, altra acqua. Ti chiedo di aiutarci a riconoscerti e a chiederti l’acqua viva che viene da te, per mantenere viva in noi la speranza, per dare sostegno a chi si sente perso e solo, per accompagnare la fiducia in chi ci sta salvando e sostenendo con la medicina e la vicinanza, perché nulla vada perduto. Alimenta in noi il coraggio e la fiducia in Te e la collaborazione tra noi

    Immagine: A DONNA AL POZZO DI GIACOBBE
    (Sieger Köder, 2001, Ellwangen, Sieger Köder Museum Bild und Bibel)

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  • 15 Marzo 2020 in 09:19
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    Il mio pensiero, il mio chiodo fisso … va a tutte quelle persone che sono ora su un letto di ospedale, totalmente isolate, dentro un silenzio interrotto unicamente dalle macchine dei respiratori. Sole, nessun amico o parente che dica una parola o doni loro un gesto di affetto. Fortunatamente almeno medici e infermieri si prendono ‘cura’ di loro, e forse non solo nel corpo ma anche nello spirito, nel far sentir loro l’umanità che scorre. Che grande responsabilità!!!! Signore … tu sei lì!

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  • 15 Marzo 2020 in 00:51
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    E’ permesso, Signore? Disturbo… posso entrare?
    Mi piacerebbe un poco fermarmi a chiacchierare.
    Almeno con Te posso, non prendo precauzioni,
    non devo stare a casa o far dichiarazioni.
    Ti prendo come amico, cui non stringo la mano,
    e so che Tu mi ascolti e non sei mai lontano.
    Volevo dirti GRAZIE perché mi fai parlare
    mentre qualcuno non lo può più fare
    Grazie perché vivo e sono anche un po’ “preso”,
    mentre qualche altro può solo star disteso
    e sperare che la cura faccia effetto
    per lasciare ad altri il proprio letto.
    Grazie perché nel mezzo di questa confusione
    vedo il cuore vivo di tantissime persone,
    che lasciano da parte l’angoscia ed il timore,
    vicino a chi soffre e regalando amore,
    restando al fianco di chi cade malato,
    sicuri che è un uomo e dev’essere salvato.
    E intanto noi fuori, aspettando gli eventi,
    confusi, impauriti, restando un po’ attenti,
    cerchiamo di vivere in modo normale,
    e per contrastare l’angoscia che assale
    viviamo alla scoperta della nostra abitazione,
    mai come adesso vista quasi come una prigione.
    Proviamo a darci dentro con un poco d’ironia,
    mettendo a posto stanze, facendo pulizia.
    C’è il cambio di stagione, in fondo è primavera,
    e poi se sposto tutto arriva prima sera…
    Scoprendo la cucina e i suoi manicaretti
    rischiando poi di prenderci ‘na quarantena d’etti,
    anche perché poi c’è poco da smaltire,
    visto che passeggiare… è un po’ come morire.
    Per noi lo stare in casa può diventare un gioco,
    mi rendo però conto che scherzo con il fuoco.
    Mi passano davanti chi dorme nei cartoni,
    senza dimora, in strada, oppur nelle stazioni.
    Provano a dirmi con gli occhi un po’ perplessi:
    “#Io resto a casa!” Sì, se ce l’avessi…”
    Lo so, Signore, mi sto per incupire.
    Dammi ‘na spinta e provo a ripartire.
    Ricarica ‘sto cuore de ‘sta vecchia arpia,
    ora che non ho più manco l’Eucarestia.
    Fammi sentire utile, accendimi il motore.
    Non posso da cristiano giocare con l’umore.
    Con Te sta sempre alto, ma me lo devo dire,
    ripetere, spiegare, e poi riesco a sentire
    la mano sulla spalla, il cuore che mi guida.
    E allora vivo pronto per questa nuova sfida.
    Grazie d’avermi dato il Tuo ascolto questa sera.
    Io sono stato bene, non so se è una preghiera…
    Stammi bene, Signore, e scusa per il tono.
    Mi piace sorridere, sono quel che sono…
    Mi è piaciuto parlarTi, buttar via pensieri tristi.
    E un po’ come diceva la canzone di Battisti,
    ho confuso momenti, ricordi e sensazioni
    E tu chiamale, se vuoi, le mie emozioni.

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  • 14 Marzo 2020 in 19:35
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    In questo momento di assordante silenzio, in cui sentiamo scricchiolare molte nostre certezze, è affiorata alla mia mente una scultura presente nella chiesa San Giuseppe lavoratore in zona industriale, che mi ha colpito per la sua originalità, dove Gesù in croce sembra abbracciare e ricapitolare tutta la storia umana. Un astronauta rappresenta il progresso e la tecnologia, una fabbrica, simbolo del lavoro e delle fatiche degli uomini, una farfalla, immagine del mistero della vita, e poi tante persone in cammino.
    Contemplando questa immagine, Signore ti prego affinché, questo particolare momento che stiamo attraversando sia per tutti noi un’occasione per rimetterti al centro della nostra vita, dei nostri pensieri, dei nostri progetti perché “senza di te non possiamo far nulla”. Tu, come proclameremo nella veglia Pasquale, sei l’alfa e l’omega, il principio di tutte le cose.

    Risposta
  • 13 Marzo 2020 in 22:27
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    #iorestoacasaeprego
    In questo tempo di isolamento, privi di contatti, mi ritorna alla mente una espressione resa celebre da una canzone di Modugno:” la lontananza è come il vento, spegne i fuochi piccoli e accende quelli grandi”. Noi stiamo vivendo giorni di grande bufera.
    Tra questi fuochi piccoli o grandi metto la mia vita di fede con la liturgia domenicale e stare in comunità. Quanto mi mancano le celebrazioni liturgiche, l’annuncio della Parola, l’Eucaristia vissute con la Comunità? E poi, l’incontrarsi fuori, il raccontarci la settimana trascorsa con le sue gioie e le sue fatiche?
    O, forse, poco a poco mi accorgo che vivo lo stesso, non ne sento la mancanza; anzi scopro che alla domenica, senza la messa, ho più tempo per altre cose. E allora mi faccio la domanda: che fuoco è per me la fede? E’ un’abitudine che si può spegnere piano piano cambiando abitudini,o quel ardore che da’ senso alla mia vita, senso di appartenenza, mi fa guardare oltre?
    In questa Quaresima, che molto ci toglie, vale la pena pensare a cosa ci manca di più.

    Risposta
  • 13 Marzo 2020 in 22:25
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    Ciao a chi legge 🙂
    ecco una riflessione, molto a briglie sciolte sul vangelo di domani

    ————–
    Parabola del figliol prodigo, del padre misericordioso e del terzo protagonista.
    Quel terzo che spesso siamo noi. Perchè non ci sentiamo tanto “figliol prodigo”, “perduto e ritrovato”, alla fine non ci siamo smarriti poi tanto (finora). Mica siamo arrivati alle ghiande, noi. Se abbiamo sbagliato, lo abbiamo fatto senza comprometterci troppo. Senza compromettere la nostra relazione con il Padre. Insomma: peccatori, ma modesti.
    E un po’ ci secca questo Padre che uccide il vitello grasso, che fa festa grande. Una festa per noi indigesta. Come fa a meritarsi tutta questa festa, uno-che-è-arrivato-alle-ghiande? Uno che non ne ha infilata una giusta. La verità è che forse non riusciamo a gioire della misericordia del Padre sugli altri, siamo ancora (troppo) autocentrati, abbiamo uno sguardo che è mal posizionato. Ancora troppo preoccupati di fare “abbastanza” bene. Dove guarda nostro Padre? Se seguiamo i suoi occhi e i suoi gesti, la nostra rigidezza rischia di lasciare il passo alla compassione. Un bel rischio (o meglio un rischio bello), che in questa anomala Quaresima, vorrei proprio correre!
    ——————————
    Quando era ancora lontano (quindi quando ancora noi pensavamo a noi)
    suo padre lo vide (quindi bisogna guardare bene, alzare lo sguardo, fuori da noi)
    ebbe compassione (mica simpatia, eh, ma “soffrire assieme”)
    gli corse incontro (bisogna spostarsi, sradicarsi e farsi incontro. muovere i piedi)
    gli si gettò al collo
    e lo baciò.

    Buona quaresima 🙂

    Anna

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  • 13 Marzo 2020 in 22:23
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    #iorestoacasaeprego
    Pur chiusi in spazi fisici ristretti,possiamo comunque realizzare incontri virtuali. Con le nuove tecnologie possiamo incontrare colleghi o utenti dei servizi a cui lavoriamo, con whatsapp possiamo tener vivi i legami con i gruppo con cui condividiamo amicizia, impegni e percorsi formativi. Possiamo anche riscoprire un uso “lento” del telefono per sentire parenti e conoscenti con cui negli ultimi tempi ci limitavamo a scambiare stringati messaggi scritti.
    Ti prego Signore, aiutami a non sprecare questo tempo che in modo inusuale mi doni. Fammi vivere in modo pieno e sereno le relazioni con chi condivide con me gli spazi fisici. Fa che i miei incontri “a distanza”, siano significativi, e possano essere veicolo di serenità e di speranza, e segno di condivisione delle fatiche di questi giorni.

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  • 13 Marzo 2020 in 17:26
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    Il tempo non scorre in modo uguale a tutte le età. Ora ve lo dimostro. Quando ero piccola e vivevo con la nonna, le chiedevo continuamente: “e adesso cosa faccio?” lei mi suggeriva qualche cosa, che io facevo in pochi minuti e poi daccapo: “e adesso?”. Finalmente andai a scuola e la giornata improvvisamente diventò corta, tra compiti, giochi, letture. A mano a mano che crescevo le ore non bastavano più per ciò che volevo e dovevo fare. Finita l’Università arrivò il lavoro, il matrimonio e tre meravigliose pupette. La giornata si accorciò in maniera spaventosa e non riuscivo mai a fare ciò che dovevo (il volevo non esisteva più). Poi le figlie crescono, escono di casa ed io vado in pensione. Ah che giornate splendide, lunghe, ricche. Posso fare non ciò che devo ma che voglio! Un po’ alla volta però, siccome sono curiosa, mi iscrivo a varie associazioni, faccio sport, volontariato. E le conferenze di arte, e il cinema, magari teatro? Dove li mettiamo? Che corte ridiventano queste giornate!
    Poi arriva Lui; il giustiziere Corona Virus e ritrovo quelle ore mancanti, che mi permettono di fare ciò che di solito si rimanda: finisco di leggere quel libro che è da un po’ sul comodino, pulisco lo sgabuzzino, riordino i cassetti, dico qualche preghiera in più, coccolo il marito, insomma per chi come me ha una certa età, non ha problemi di lavoro, né di piccolini, viviamo questo periodo drammatico riscoprendo il piacere di fare oggi ciò che di solito spostiamo al domani, viviamo in casa non come reclusi, ma quasi dei privilegiati.

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  • 12 Marzo 2020 in 13:56
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    Rudolf Steiner
    Preghiera di devozione.
    Dalla conferenza “L’intima natura della preghiera”
    Berlino 17-02-1910.
    «Ciò che verrà, ciò che anche la prossima ora, il prossimo giorno mi potranno portare incontro, sebbene mi
    sia del tutto sconosciuto, non lo posso cambiare mediante alcuna paura o timore. Io l’attendo con il più
    profondo silenzio dell’anima, con la più assoluta calma del mare del sentire.
    Colui che può andare incontro al futuro con tale calma, e tuttavia non lasciar venir meno in alcun modo la
    sua energia, la sua forza d’azione, in costui le forze dell’anima possono svilupparsi nel modo più intenso e
    nella forma più libera. È come se davanti all’anima cadessero al contempo impedimenti su impedimenti,
    quando essa viene compenetrata sempre più da quell’atmosfera di dedizione di fronte agli eventi che
    fluiscono dal futuro.
    La nostra evoluzione viene ostacolata dalla paura e dal timore perché noi, attraverso le onde della paura e
    del timore, respingiamo quello che il futuro vuole far entrare nella nostra anima.
    La dedizione a ciò che viene chiamata “saggezza divina” presente negli eventi, la sicurezza che ciò che verrà
    deve essere e che, in qualche direzione, darà frutti fecondi, l’evocazione di tale atmosfera nelle parole, nei
    sentimenti e nelle idee: questo è lo stato d’animo della preghiera di devozione. Nella nostra epoca è
    veramente necessario imparare a saper vivere con vera fiducia senza alcuna preventiva rassicurazione
    esistenziale, con la fiducia nell’aiuto sempre presente del mondo spirituale.
    In verità, affinché oggi il coraggio non venga meno, non resta che “divenire sovrani” nella nostra volontà
    con la giusta disciplina e cercare il risveglio interiore ogni mattina e ogni sera.»

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  • 12 Marzo 2020 in 08:17
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    ciao! questo tempo di difficoltà offre tantissimi spunti di riflessione e sinceramente non so da dove cominciare. Ogni mattina mi alzo e mi rendo conto che sono fortunata ad avere una casa dove poter stare dentro, l’azienda dove lavoro mi permette di lavorare da casa, ho un figlio bravo che si attiene alle regole , pur soffrendo di nostalgia per gli amici e non è facile gestire il suo malumore .Il mio pensiero e preghiera è rivolto a chi non ha queste mie possibilità, penso a chi sta cercando di sopravvivere in Siria, a chi è nei campi profughi a chi una casa non ce l’ha , a chi è solo e a tutte quelle categorie fragili. Le notizie al telegiornale non parlano di queste persone o ne parlano poco, dove sono, eppure ci sono!! la nostra responsabilità in questo momento non è solo Italiana , Europea , ma è Mondiale , abbiamo il dovere di proteggerli e a cui rivolgo una preghiera sincera e di affidamento totale.

    Risposta
    • 12 Marzo 2020 in 08:43
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      Si, anche se ho bisogno del mio confronto personale con Gesù non posso dimenticarmi delle altre realtà mondiali di sofferenza e ingiustizia.
      Oggi la tua Parola mi fa pensare al mondo di sofferenza e ingiustizia che ci circonda , io posso soltanto pregare perché la tua Parola penetri nell’uomo.
      È tutto ciò che posso fare, poco è vero!
      Però unito alla preghiera e all’opera di tanti diviene un’ondata potente .
      Fa che ci possiamo sentire sempre più uniti nel tuo nome o Signore .
      Buongiorno a tutti.

      Risposta

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