Casa comune

Quando parliamo di noi, viene spontaneo raccontare anche della nostra famiglia, del luogo in cui siamo nati, un montanaro sarà diverso da un isolano, un contadino è differente dal cittadino, non sto dicendo meglio o peggio, ma diverso per abitudini, usi e costumi.Noi quindi siamo anche il luogo dove abbiamo aperto gli occhi alla vita.I bimbi della terra dei fuochi vivono in un mondo ben diverso da quelli del centro di Bolzano. Perché allora non amare accudire questa nostra casa comune, che ha lo stesso cielo come tetto e la terra come pavimento?
Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, hanno parlato con insistenza del problema inquinamento (cfr pagg 28,29,30,32 LAUDATO SI di Papa Francesco) e con loro il patriarca Bartolomeo nel 2012. Nell’enciclica di Papa Francesco con un linguaggio più semplice ed immediato c’è una presa di coscienza urgente. Il nostro pianete è chiamato Casa comune. A me piace che casa mia sia in ordine, senza sporco in giro e così dovrebbe essere per la casa di tutti noi. Fino ad alcuni anni fa erano soprattutto filosofi, scienziati, sociologi che parlavano di inquinamento, ma ci sembrava un discorso alla lontana, li sentivamo eccessivi. Ora il buco dell’ozono è sulla nostra testa. I miei nipoti, che vivono in Cile, devono vestire con cappellini e magliette protettive. Il clima è evidentemente cambiato. L’agricoltura sta soffrendo. La temperatura è senza regole stagionali, la pioggia è eccessiva sia quando arriva che quando manca. Tutto questo non è più detto da uomini di cultura, ma anche da una ragazzina, con 2 ridicole codine, ma con una carica vitale enorme, che ci sta accusando di rubarle la Casa comune, di usarla, di non tenerla nell’ordine necessario e purtroppo la piccola Greta ha ragione. Il suo linguaggio e quello di papa Francesco sono uguali, ascoltiamoli per non precipitare in un baratro come l’inferno.

Spunti di riflessione

UNITÀ PASTORALE ARCELLA
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